DOPPIO SOGNO Arthur Schnitzler

DOPPIO SOGNO, di Arthur Schnitzler

 

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L’essere umano è complicato.
Non si può non affermare il contrario. Un tumulto di sensazioni, sentimenti, emozioni, turbamenti, istinti e repressioni.
Infinite sfumature che si perdono dalla notte dei tempi.

E più questo essere, creato senza certezze, si innalza socialmente verso la piramide convenzionale, più tutto appare nebuloso: realtà e sogno, materialità e spettralità, psiche e inconscio si confondono nei meandri neuronali nel vortice di verità e menzogne. La natura primitiva relegata nella sfera onirica, questa sempre più sottile e insidiosa, un territorio fluttuante fra conscio e inconscio tanto da determinare crisi e sgomento ponendo l’individuo di fronte alla enigmatica e instabile realtà dell’esistenza.

 

 

Noi, essere umani, non siamo mai del tutto sinceri con gli altri e soprattutto con noi stessi. Non possiamo esserlo per conformazione, per genesi. La dualità è intrinseca in noi. C’è poco da fare.

E se tentiamo di raccontarci, dentro e fuori del nostro contorto Ego, i nostri sogni più primordiali e anticonvenzionali la facciata dell’Ego si sgretola e l’Es ci appare sinistro, oscillando tra spinte pulsionali di carattere erotico (Eros) e aggressive e auto-distruttive (Thanatos).
“Soltanto per le scale si rese conto di nuovo che tutto quell’ordine, quell’armonia, quella sicurezza della sua esistenza non erano che apparenza e menzogna”.

Una coppia borghese della Vienna bene. In crisi. La rivelazione di un sogno, il crollo dei pilastri di sabbia, fondamenta tanto labili da sgretolarsi.

La ricerca di un sogno che possa pareggiare i conti, sogno di ripicca, di vendetta, che possa in qualche modo essere disincantante e tranquillizzante, dare sollievo. E scoprire che aprendo le porte di quei sogni sfuggenti, senza capo né coda, nei quali la realtà conscia funge da d’impasto, l’orizzonte prospetta percorsi inquietanti e torbidi in questo mondo sul quale ” non veglia più alcun Dio”
Albertine, moglie e madre, donna, Fridolin, marito, medico, uomo.

L’una conscia di non potere ipotecare il futuro: siamo umani, siamo preda di istinti. Una donna intelligente…
L’ altro, uomo convenzionale, schiacciato dal pregiudizio che concede il diritto a una morale: un codardo, un debole, vittima del suo stesso potere maschile riconosciuto da una società di apparenze e di abominevole predominio.

 

 

“Doppio sogno” è una chicca, alta maestria di scrittura, capacità di scavare nelle torbide acque umane e smascherare, almeno per una notte, il vero volto di ciò che non potrà mai avere una netta chiarezza, poiché di suo l’essere umano non ha conferme. E pur cercando le strade della verità, lo troviamo, a un certo punto, perso nel suo stesso sogno.

In quel sogno che è di per sé angosciante ma nel contempo, liberatorio.  Freud ne sapeva qualcosa.
Quietate le acque dell’inconscio, si riprende la strada asfaltata nell’attesa di interpretare un altro sogno, oppure un’altra realtà? Di una cosa si è certi: non si mai liberi neppure di sé stessi e che soltanto la quiete della morte annulla tutte le dimensioni umane.
Ho trovato questa deliziosa, incredibile novella molto attuale.

La maschera, emblema dell’incomunicabilità, è oggi da ricercare sui profili social in cui i sogni sembrano realizzarsi in tutta la sua splendente apparenza e perdere così, il senso di una realtà già di per sé confusa.

 

 

E inoltre il rapporto uomo/donna, sempre più fragile, vede il sesso femminile più propenso alla verità mentre il sesso cosiddetto forte appare destabilizzato e preda delle sue stesse menzogne (il femminicidio è una vera piaga).

P.s. Kubriky ne ha tratto un film “Eyes Wide Shut”, ma ritengo che il libro “Doppio Sogno” sia superiore per chiarezza e limpidezza nelle rappresentazioni reali e oniriche, malgrado i temi trattati, e risulta meno viscido e ambiguo del film che, a mio avviso, ha un nonsoché di sordido.

 

Recensione di Patrizia Zara

DOPPIO SOGNO Arthur Schnitzler

 

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