DOBBIAMO PARLARE DI KEVIN Lionel Shriver

Einaudi
Dobbiamo parlare di Kevin

DOBBIAMO PARLARE DI KEVIN, di Lionel Shriver

Sapevo già dell’esistenza di questo libro quando l’ho trovato sulla bancarella dell’usato, ma l’ho preso, pur con una certa perplessità, pagandolo appena 1 €.

Non è stato l’aspetto del libro a lasciarmi perplessa. Anzi! Mi ha piuttosto incuriosita: era la prima volta che mi trovavo in mano un libro senza titolo! Forse perché difettato, forse perché era un teste campione dell’editrice, fatto sta che per sapere che razza di libro avevo in mano ho dovuto aprire la copertina, però il romanzo è interamente contenuto né sono presenti altri errori tipografici.

Mi spiace non aver potuto inserire la foto della mia copia, ma, non essendo a casa mia, non mi è stato possibile farla.

 

Dobbiamo parlare di Kevin

 

DOBBIAMO PARLARE DI KEVIN narra una storia tragica che, purtroppo, non è più un evento così isolato.

Eva Khatchadourian, un’affermata professionista di origine armena, ma cittadina americana, scrive lettere su lettere al marito Franklin – da cui si è allontanata -, come per tirare un po’ le somme di ciò che è successo tra loro e con i figli, in particolare con Kevin, il maggiore.

Kevin è, in effetti, il co-protagonista del romanzo, insieme a sua madre, con cui ha sempre avuto un rapporto contrastante e ostile. Kevin si è dimostrato un individuo strano, sin dalla culla! Piange e urla in continuazione. Fa scappare tutte le baby sitter che i genitori assumono. É solitario. Non ha amici, ma, crescendo, sarà capace di costruirsi un’apparenza di normalità, che non desterà mai sospetti negli insegnanti, i quali lo giudicheranno solo un ragazzo strano, particolare, che vuole mimetizzarsi, ma che non desta alcuna concreta inquietudine…tranne che nella madre.

 

 

Perfino suo padre, il Franklin, a cui sono indirizzate tutte le missive di Eva, non vede niente che non vada nel suo adorato figlio: Kevin è un ragazzo come tanti. Le circostanze spiacevoli, nella maggior parte dei casi, sono avvenute – secondo lui – sempre per colpa degli altri, mai del suo ragazzo, che ritiene piuttosto un tipo influenzabile, non certo uno intraprendente.

Tutto quello che Kevin fa, tutte le sue intenzioni, che generano azioni distorte; il funzionamento della mente e quello logico di Kevin, a sua madre, sono perfettamente noti: Eva è l’unica a non avere le fette di salame sugli occhi. Sa com’è suo figlio; sa come funzionano la mente e l’anima di quel ragazzo che ha desiderato, ma da cui si è vista rifiutata e verso cui non ha poi provato altro che rabbia e indifferenza. Mai il genuino amore di madre l’ha rapita, nonostante si sia egregiamente prestata alla recitazione della perfetta mammina: Eva ha continuato, per anni a sforzarsi, a rimproverarsi, a crearsi dei sensi di colpa che, in fin dei conti, non le appartenevano completamente… fino a quel famoso, orribile giovedì!

Mi fermo qui nel raccontare la trama, perché so che alcuni non gradiscono sapere il seguito. E poi, nel caso di questo romanzo epistolare, ritengo opportuno non svelare oltre, dati i risvolti che, progressivamente, assumono le vicende. Perché il finale, sia pur anticipato dalla stessa voce narrante di Eva, non è mai esplicitamente dichiarato: una serie di colpi di scena finali terranno i lettori incollati al libro fino all’ultima pagina, senza mai annoiare.

 

 

DOBBIAMO PARLARE DI KEVIN è un libro che si fa leggere fino in fondo.

La figura di Kevin, strana e singolare, non suscita deliberata insofferenza nei suoi confronti. Neanche quando s’inventa di esser stato sedotto da un’insegnante. Neanche quando sparge in giro calunnie sul suo conto o sul conto di chi gli sta intorno, perché si capisce che in lui c’è qualcosa che non va, qualcosa che non funziona, qualcosa di alterato e distorto nella sua mente, pur essendo un ragazzo intelligente, molto intelligente fino a rasentare la più lucida spietatezza…

Eva, una donna affermata, costruitasi da sé. Soddisfatta di aver creato un’agenzia di viaggi fai da te, che ha assunto, crescendo, dimensioni gigantesche e le ha portato tanta ricchezza!

Appagata in amore e, apparentemente, realizzata in famiglia, Eva è rimasta, in fondo, una donna insicura e ancora piena di paure, anche se non si è mai tirata indietro di fronte ai doveri, assumendosi tutte le responsabilità del caso. Un caso che, nei suoi confronti, è stato più che crudele…

Che libro! Che doccia fredda è stata per me la sua lettura! Soprattutto riguardo l’episodio delle false calunnie, capaci di distruggere una persona fino ad annientarla e gettarla nel baratro più cupo della disperazione.

 

 

Il romanzo DOBBIAMO PARLARE DI KEVIN consta di 478 pagine, tutte fittamente scritte ed enormemente interessanti.

E’ stato pubblicato, in Italia, la prima volta nel 2006, alla cui edizione ne è seguita un’altra, nel 2008, sempre per i tipi di Piemme.

La traduzione, dall’originale inglese, è di Amedeo Romeo.

Nel 2005, il romanzo ha vinto un gran bel premio: l’Orange Prize, un premio attribuito, in Gran Bretagna, alle scrittrici in lingua inglese.

Da questo libro, nel 2005, la BBC Film, acquisiti i diritti, produsse un film per la regia di Lynne Ramsey, che, con mio rammarico, non ho ancora visto. Pochi anni dopo, nel 2008, ne fu tratta anche una riduzione per la radio sempre ad opera della BBC.

CENNI BIOGRAFICI SU LIONEL SHRIVER

Innanzi tutto, bisogna premettere che, nonostante il nome maschile, Lionel Shriver è una donna.

Americana, nata Margaret Anne Shriver, all’età di 15 anni volle cambiarsi il nome di battesimo, perché Margaret Anne non le piaceva.

E’ sposata con il batterista jazz Jeff Williams e vive tra gli Stati Uniti e Londra.

E’ anche giornalista per importanti testate quali The Guardian, New York Times e The Wall Street Journal.

 

Recensione di Lena Merlina

 

DOBBIAMO PARLARE DI KEVIN Lionel Shriver

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