Dino Buzzati al Giro d’Italia Dino Buzzati

Dino Buzzati al Giro d’Italia, di Dino Buzzati (Mondadori)

 

 

Anche se è stato uno dei più particolari e significativi autori italiani del ‘900 sarebbe limitativo rinchiudere Buzzati nella qualifica di scrittore. E’ stato pittore, sceneggiatore, poeta, si è occupato di musica e di alpinismo. Ha inoltre all’attivo una lunga carriera giornalistica con il Corriere della Sera.

Nel 1949 il giornale lo spedisce come inviato al Giro d’Italia. Buzzati non sa niente di ciclismo. Per lui è un mondo sconosciuto ma al tempo stesso stimolante e il suoi articoli sono originali e sconfinano dagli aspetti esclusivamente sportivi.

Bisogna considerare alcuni aspetti. Intanto in quegli anni il ciclismo era seguitissimo, incredibilmente più del calcio. Coppi e Bartali erano dei semidei ammiratissimi da tutti. Inoltre il ciclismo non si vedeva in TV e la radio offriva servizi parziali. Insomma il tifoso di ciclismo viveva di leggende, di racconti a mezza voce nei bar, di sussurri, di rarissime, meravigliose occasioni in cui il Giro d’Italia transitava, per un attimo, dal proprio paese e…… di quello che scrivevano i giornali.

I pochi giornalisti accreditati seguivano la carovana del giro quotidianamente, a volte la precedevano. La sera telefonavano in redazione e dettavano il loro pezzo. Tutto qui. Niente dirette integrali TV, talk-show, siti specializzati, niente social. Niente di niente. Il giorno dopo ti leggevi il giornale al bar. E i giornalisti erano bravi, non che quelli di oggi non lo siano, ma quelli di cinquanta anni fa arricchivano i loro pezzi con il sale della leggenda, con il valore aggiunto della fantasia.

Questo libro, uscito nel 1980, in occasione di un convegno di studi su Dino Buzzati, raccoglie gli articoli giornalieri scritti nel corso delle tre settimane del giro d’Italia del 1949 dal nostro inviato “molto” speciale.

Quella attraversata dal giro del 1949 è un’Italia contadina, al sud quasi ancestrale, ancora segnata dalle ferite della guerra e Buzzati ne dipinge un memorabile affresco. L’aspetto strettamente sportivo resta talvolta in sottofondo ma questo ne favorisce la lettura odierna. Il giro del 1949 fu il terzo vinto da Coppi che lo stesso anno vinse anche il Tour de France, primo nella storia del ciclismo a fare la clamorosa accoppiata nello stesso anno. Fu anche il giro della leggendaria tappa Cuneo-Pinerolo che Coppi vinse con una lunghissima fuga solitaria attraverso le montagne più alte delle Alpi occidentali.

Insomma uno scenario leggendario di cui scrivere e a farlo è stato chiamato uno dei più bravi….

Ecco un brevissimo estratto:

Adesso però, da quest’incompetente che sono, lasciate che vi rivolga una domanda: ma l’avete vista bene, attraversando la Calabria, la gente che vi aspettava? Vi ricordate quelle migliaia e migliaia di facce tese spasmodicamente verso voi, senza discriminazione di età o mestiere, contadini, pastori, mamme, muratori, ragazzette, frati, carabinieri, vecchie cadenti, sindaci, impiegate, spazzini, professori e quella miriade sterminata di bambini? Siete passati per valli solitarie dove si sarebbe detto veramente che Cristo fermatosi a Eboli non fosse mai entrato, eppure sui macigni, al limite delle boscaglie, ritti sopra gli erti ciglioni della strada uomini e donne vi aspettavano. Molti avevano fatto parecchi chilometri di strada apposta per salutarvi, giù da sperdutissimi villaggi issati sopra antiche rupi. Siete passati per paesi pazzeschi, sospesi a sghembo sui fianchi aerei della montagna, con la strada principale ad almeno trenta gradi di inclinazione, in posti assolutamente da favola: guardandoli di lontano, di là dalla valle, chi avrebbe mai osato supporre che lassù qualcuno si interessasse di ciclismo? Strani isolotti di umanità relegata fuori dal nostro mondo parevano, città inverosimili, puri miraggi….

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