Destinazione Pizzofalcone

Destinazione Pizzofalcone

Appunti di viaggio. Un viaggio letterario che si fa racconto di una storia lunga 12 romanzi

 I Bastardi di Pizzofalcone, di Maurizio de Giovanni

2. I Bastardi di Pizzofalcone
6. Pane 
8. Vuoto 
11. Angeli 

Destinazione Pizzofalcone.

Appunti di viaggio. Un viaggio letterario che si fa racconto di una storia lunga 12 romanzi. Il mio, solo un percorso di lettura.

Aspettando Primavera.

Aspettando “Figli. Per i Bastardi di Pizzofalcone”.

“Amore, amore mio …”.

Questa è la storia di Marinella, fatta di stelle e di mare …

Anzi no. Riavvolgo il nastro. Come si faceva al cinema, un po’ di tempo fa.

Questa è la storia di Eleonora che “cammina lungo il muro, e nessuno la vede”. Cade la pioggia, cadono le lacrime. Ed Eleonora diventa una farfalla e impara a volare. Eleonora vola. Eleonora è “il resto di niente”. E nessuno la vede.

È la storia del Vecchio, “Un borghese piccolo, piccolo”, che “cammina lungo il muro e nessuno lo vede”.

Cuore e sangue. “Sangue del mio sangue”.

Questa è la storia del coccodrillo e delle sue lacrime, del coccodrillo e del suo metodo per uccidere. “Si apposta, osserva, aspetta. E quando la preda è a tiro, colpisce”.

Questa è la storia dell’uomo dagli occhi stretti, a mandorla: il cinese.

La storia di un poliziotto e di un assassino, del confine leggero tra le loro passioni e le loro solitudini, i loro dolori.

Questa è la storia di due uomini invisibili.

“In questa città è così: molti guardano dall’ombra, e nessuno li vede”.

È la storia che dà inizio a “I Bastardi di Pizzofalcone”.

Questa è la storia di Napoli che la pioggia, ostinata e irriverente, bagna senza interruzioni. È la storia di una città e del suo mare. Il mare e la città. Che a volte si ignorano, ostentando “indifferenza l’uno per l’altra”, a volte, ostili, “si percepiscono come nemici”.

Come la città e il mare, il Cinese e il Coccodrillo.

Il poliziotto e l’assassino. Il loro, un gioco feroce.

“Anime buie”. Anime al buio.

“Ninna nanna, ninna oh, una stella io ti do”.

L’inquietudine di un poliziotto. L’inquietudine che non ti lascia. Non vuole andare via.

“Non ho mai creduto di poter essere qualcosa di diverso da un poliziotto. Uno sbirro di quelli da strada, capace di starsene per ore sotto la pioggia a riparo di un portone, e di passare giorni a incrociare vecchie fotografie per immaginare come potesse essersi trasformato il volto di un latitante dopo vent’anni. Volevo diventare un poliziotto”.

E adesso, Poliziotto ti ritrovi a inseguire un uomo chiamato coccodrillo e l’invisibilità dell’orrore.

Ti ritrovi ad inseguire un uomo qualunque, uomini comuni capaci di trasformarsi nei peggiori assassini.

Ispettore Giuseppe Lojacono, detto Peppuccio, da Montallegro, provincia di Agrigento. Con la “faccia strana, zigomi alti e occhi a mandorla neri”, “come i cinesi”.

Eppure, Knox tra le regole sul “giallo poliziesco”, alla numero 5, precisa che “non ci dev’essere nessun personaggio cinese nella storia”. Eppure …

Una narrativa poliziesca vecchia maniera, quella di Maurizio de Giovanni, che racconta la “voce del crimine” e richiama l’America di Ed McBain con il suo 87° Distretto. Anche qui non c’è un solo protagonista. Non ci sono solo Steve Carella e Giuseppe Lojacono. Ma un’intera squadra di poliziotti. Scarti. Secondo alcuni. In poco tempo, diventeranno eroi. Una squadra di eroi, eroi incompiuti, eroi “sgarrupati”, eroi che si guardano allo specchio e così riflessi, in quello specchio impietoso del bagno, vedono crepe e corpi imperfetti, dolori e passioni, “l’amore e il suo contrario”, amore e odio. Ed è lì, di fronte a quello specchio, che percossi dai sentimenti che possono raccontare solo in silenzio, solo a sé stessi, a bassa voce, decidono di indossare la maschera. Quella con cui si mostreranno in giro. Che porteranno appena fuori dalla porta del bagno.

E lui, de Giovanni, racconta “pezzi di specchi. Frammenti”.

Eccoli, I Bastardi di Pizzofalcone.

Ispettore Giuseppe Lojacono.

Agente Giovanni Guida, mon cœur.

Commissario Luigi Palma.

Vice sovrintendente Ottavia Calabrese.

Assistente capo Francesco Romano.

Agent scelto Marco Aragona.

Agente Alessandra Di Nardo.

Sostituto commissario Giorgio Pisanelli.

E poi ancora, il vice sovrintendente Luciano Giuffrè e il Sostituto commissario Elsa Martini.

Personaggi irrisolti, stonati, imperfetti, inquieti. Che “coabitano” nel Commissariato “immaginario” di Pubblica Sicurezza di Pizzofalcone, il più antico della città, che “abbraccia una parte dei Quartieri spagnoli e giù fino al lungomare”. Un commissariato fatto di “tipi sgraditi nel posto dove stanno, coi superiori ansiosi di farli fuori. Tutti rinnegati, bastardi o incapaci!”. Tutti, con “qualcosa di oscuro nel loro passato”.

Poliziotti.

E poi c’è Napoli. Napoli diviene personaggio. Napoli è il personaggio. Napoli spietata e irriverente. Napoli. Napoli e il suo “ventre”. Una città strana, “stretta”, affollata, rumorosa, arrabbiata, una città “sgarrupata”, ma alla fine abitata da così tante solitudini, anime ferite dai “sentimenti perversi che portano all’omicidio: invidia, ossessione, potere, soldi”. Amore. “Forse c’entra l’amore”

Una Napoli bagnata dalla pioggia. Dove il sole, timido, resta a guardare. La lascia fare. La lascia cadere. E poi, come per nascondersi, si gira dall’altra parte. Non vuole vedere, il sole, quanto male possa fare la pioggia. La pioggia.

Ma “anche in una giornata grigia …, tormentata da un’insistente pioggia di variabile intensità, il mare e la montagna, la penisola e l’isola il cui profilo ricordava quello del volto di donna con la chioma distesa era un quadro la cui bellezza stringeva il cuore e lasciava senza fiato”.

I suoi romanzi, questi romanzi, sono fatti di musica e di suoni, di cadenze, di musica e di ritmo, del ritmo con le sue pause e i suoi accenti, del ritmo che è passo, movimento e vita. Del ritmo, interrotto dal rumore, che simula la morte.

Noir atipico, tra letteratura umoristica e sociale, in cui s’intervallano dialoghi esilaranti e drammatici. Tra comicità e dramma, i personaggi letterari di de Giovanni si muovono come nella vita vera, ridono e piangono e fanno ridere, e fanno piangere.

E se è vero che “i morti non sognano”, a volte, neppure i vivi lo fanno. O almeno smettono di farlo.

Dimmi, Scrittore: si può sopravvivere al silenzio, alla perdita e al dolore? Si può sopravvivere alla disperazione?

Qual è, dunque, il talento di Mr. de Giovanni?

“Poesia narrativa”. Lui si muove tra poesia e narrativa.

Come scrive George Louis Borges in “Sette sere”, la poesia inizia sempre come racconto perché alle sue radici c’è l’epica, il genere poetico originario che è narrativo. Il punto è proprio questo. Qui abbiamo una narrazione che si fa a tratti poesia. E lui è un esteta.

“Mare. Mare nell’aria. Mare sulla strada. Mare in cielo, fino alle finestre serrate dei piani più alti. Mare nelle orecchie che attutisce il rumore del vento. Mare sulle rocce, che spacca sé stesso e urla roco. Mare goccia a goccia, che vola. Mare che turbina”.

Non è poesia, questa?

Ma “I Bastardi di Pizzofalcone” sono molto di più e hanno una forza narrativa enorme.

Ed è bene saperlo: sono storie “nere”. E il noir non è consolatorio, non conosce il lieto fine.

“Chissà dove sei bambino?”

I suoi romanzi, a volte, sono “un viaggio al termine della notte” perché la notte, terribile e assassina arriva, arriva col suo buio senza chiedere permesso. Ma poi se ne va. Poi se ne va.

“Ci sono notti. Notti che tradiscono, avvicinandosi come se fossero pacifiche e invece sono piene di guerra e di dolore … Notti disperate che sembrano placide, magari con un’aria nuova illusoria, con una musica sottile che non si riconosce finché è troppo tardi, e allora ci sei dentro, senza più speranza … Ci sono notti … Notti sospese tra un giorno e un altro, inconsapevoli di quello che precede e che seguirà … Ci sono notti … che non dovrebbero mai arrivare. Ci sono notti”.

E c’è il buio. “Al culmine della notte c’è il buio. Dura poco per fortuna … dura poco ma può lasciare il segno… il buio”.

E adesso, una canzone per Lojacono. La scelta è caduta su “Un giorno credi”, di Edoardo Bennato. Napoletano, non a caso.

“Un giorno credi di esser giusto, e di essere un grande uomo, in un altro ti svegli e devi cominciare da zero … A questo punto non devi lasciare, qui la lotta è più dura, ma tu se le prendi di santa ragione insisti di più … Sei testardo, questo è sicuro, quindi ti puoi salvare ancora …”

Forse lo dobbiamo a quell’estate del 1973. Anno ricco di bellezza e magia. A quella bancarella stracolma di libri. E a quel nome: Ed McBain. A quel ragazzo che “legge la prima pagina di ‘Odio gli sbirri’ e parte per un sogno che non è più finito … il ragazzo ha incontrato il suo autore preferito, che non smetterà mai di amare. E la sua vita di lettore non sarà più la stessa”.

Neanche la mia, Scrittore. Sarà mai più la stessa.

E allora, Scrittore, mandami ancora tanta vita.

 

Di Giuseppina Guida

 

 

 

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