DARE LA VITA Michela Murgia

DARE LA VITA, di  Michela Murgia (Rizzoli – gennaio 2024)

 

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-“La mia anima non ha mai desiderato generare né gente né libri mansueti, compiacenti, accondiscendenti. Fate casino”-.

Dare la vita è un’opera postuma di Michela Murgia e raccoglie una serie di riflessioni a tratti scritti di suo pugno, in altri riproposti prendendo spunto da appunti o testi scritti da lei anche in tempi diversi da quello dell’effettiva narrazione che dura solo una manciata di settimane.

Michela torna ad affrontare il tema della queerness, un termine inglese che significa letteralmente -”stravagante, originale, fuori dagli schemi”- ovvero la fase lunga un’intera vita di continua transizione e scoperta del sé nell’attimo, lontana anni luce da qualsiasi sistema normativo, in particolar modo dal sistema ”familiare binario” imposto dalla cultura a cui apparteniamo. A partire dall’orientamento sessuale, a detta della Murgia, impossibile da etichettare e fermare nel tempo. Chi in un preciso istante potrebbe infatti definirsi etero o omosessuale dalla nascita e per tutta la vita? Noi siamo quello che vogliamo nell’istante, eternamente cangianti.

L’analisi della realtà ovvero l’essere se stessi e riconosciuti e riconoscibili come tali, viene poi affrontata sotto il punto di vista della ”familiarità”. Famiglia può essere genitorialità e filiazione ”di luce” indipendentemente dal mero vincolo biologico che alla fine non è altro che quello culturale.

Si sceglie di essere madri senza partorire e si diventa noi stessi, ci si evolve, finendo per essere anche figli dei nostri figli di luce nei momenti in cui diventiamo più fragili, più piccoli e avvertiamo la necessità di essere guidati e protetti..

Michela racconta dei suoi rapporti particolari con questi figli di madri biologiche e normative ”partoriti” da lei molto dopo la loro nascita naturale e dei rapporti emotivamente difficili costituiti, a volte con molta fatica, con queste famiglie biologiche in veste di madre di luce.

L’appartenenza genetica rivendica una possessività materiale e si impone come un limite ed una maschera nella vita di chi è come è stato pensato, voluto ed impostato.

La genitorialità di luce aiuta l’individuo a riconoscersi e a rivendicarsi senza rinunciare a se, esprimendo l’amore e la fedeltà alla propria essenza.

Nella seconda parte del libro Michela passa a parlare della maternità surrogata normativamente regolata in alcuni paesi che legittimano quindi contrattualmente l’affitto dell’utero da parte dei cosiddetti ”genitori intenzionali”.

Ne tratta da un punto di vista economico, quasi di mercificazione dell’essere umano.

E’un procedimento con un costo molto elevato in cui sostanzialmente i genitori intenzionali si impegnano ad offrire tutte le tutele possibili ed immaginabili alle gestanti biologiche. Questo comporta una situazione non favorevole per quegli individui potenzialmente genitori intenzionali che non godono delle stesse condizioni economiche e non potendo accedere alla maternità surrogata regolata da leggi, trovano in maniera meschina donne disposte a vendere il proprio corpo senza alcuna tutela e sostegno psicologico e fisico. Questo pur di potersi permettere una genitorialità che abbia a che fare il più possibile con quella biologica.

La maternità surrogata viene affrontata anche dal punto di vista dei diritti della gestante. Nel caso il feto sia malformato o presenti delle complicazioni, nel caso in cui il bambino non nasca sano o non perfettamente corrispondente alle caratteristiche che erano state messe nero su bianco nella ”progettazione del figlio ideale”, la gestante non ha diritto di disporre della vita del figlio che ha in grembo? Certo che sì, è assolutamente legale che la gestante decida di non abortire ,legittimando la nascita e nel caso del rifiuto di potestà genitoriale, l’adozione.

E del bambino importa qualcosa a qualcuno? Michela dice che il bambino sente solo l’amore, che non sceglie di nascere da 2 uomini, da 2 donne, da una donna lavoratrice, da una disoccupata, da una donna abbiente ed eticamente integra piuttosto che da una carcerata.

La società odierna è incentrata sul rispetto della famiglia e dei rapporti emotivi normativamente intesi, fuori dai quali vige il più profondo ed immotivato rifiuto di qualsivoglia legame emotivo considerato come sbagliato, immorale, malato, queer.

Perché invece permettere a qualsiasi costo la violazione dei diritti umani se normativamente legittimati solo per godere di una ”familiarità” che abbia parvenza biologica?

Un figlio adottato e con un corredo genetico diverso dal nostro è un figlio di serie B?

Una coppia gay è costituita a prescindere da due individui incapace di amare e crescere dei figli in una famiglia solo perché normativamente lontani dall’istituzione patriarcalmente intesa?

Perché una madre non può avere un figlio senza partorirlo? Perché un padre non può esserlo? Perché padre e madre non possono essere figli dei loro figli quando lo sentono?

La Murgia secondo me usa molte etichette: madre-padre-figli.

Secondo me esistono solo Anime.

Quelle ”familiari” sono le Anime affini che si riconoscono, si legano o sono già legate e mai si perdono aldilà di ogni connotazione socio-culturale, aldilà di ogni appartenenza sessuale o esercizio della propria libertà naturale, religiosa, politica e aldilà della famiglia istituzionalmente intesa.

Le anime si sono scelte aldilà del sangue. Il figlio partorito dal ventre sancisce una forte appartenenza a prescindere, secondo me poco normativa e tanto identitaria.

E’ una parte del proprio corpo in giro per il mondo con le proprie connotazioni.

L’amore per il diverso e l’amore per l’uguale devono esistere ed essere tutelati e non devono essere necessariamente etichettati per essere rispettati.

Non sono avversa alle istituzioni ne alla normativa che regola le varie fattispecie del vivere nelle diverse società, è un meccanismo di difesa per evitare di vivere nel più completo caos, nel vecchio ”stato naturale”.

Sono contraria alla maternità surrogata in quanto non accetto particolarmente l’idea che si possa normativamente o meno contrattualizzare una nascita, studiarla a tavolino, condurre una donna a rinunciare al proprio figlio o ad una creatura tenuta nel proprio corpo 9 mesi a scopo di lucro.

Sono favorevole alle adozioni per genitori intenzionali di tutte le razze, di tutti gli orientamenti sessuali, di tutte le estrazioni sociali a patto si dimostrino eticamente e socialmente integri e siano responsabili.

Sono favorevole ai rapporti di parentela ”spirituale” senza utilizzare etichette e senza il bisogno siano riconosciuti civilmente e normativamente ,a patto che avvengano in rettitudine, nel rispetto e nella capacità di intendere e di volere agita nel pieno senso. del termine.

La genitorialità biologica è sempre retta?

No,non sempre. I figli trattati come bagagli e sentiti come limiti e pesi sono figli messi al mondo per senso del dovere, per desiderabilità sociale,per facciata, per non piena conoscenza di sé.

Per non parlare dei figli maltrattati fisicamente o psicologicamente o in entrambi i modi, abusati, i figli non seguiti o semplicemente non compresi.

Certo è che esiste e che va accettata, sostenuta, seguita o perseguita, curata, riabilitata quando ce ne sia il bisogno.

Penso che questo libro dia molti spunti di riflessione su questi temi, lo consiglio, scorre che è un piacere

Recensione di Beatrice Berardi

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