CROCEVIA Mario Vargas Llosa

CROCEVIA, di Mario Vargas Llosa

“Crocevia” di Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la letteratura 2010 è un romanzo splendidamente tradotto da Federica Niola, esperta e studiosa di letteratura e cultura latino americana, il cui titolo originale è “Cinco Esquinas”.

La traduzione del titolo, “i cinque angoli”, è un crocevia per l’appunto di più vie. Emblema di un quartiere povero di Lima, in questo crocicchio, si concentrano violenza, droga, malavita e povertà. Niente a che vedere con l’opulenza e l’edonismo delle élite nei quartieri benestanti della grande città peruviana che in totale conta circa otto milioni di abitanti.

Crocevia

È su questo contrasto che ruota la vicenda narrata dall’emerito scrittore sudamericano. Il periodo è quello della dittatura di Alberto Fujimori, delle attività criminali del Capo dell’Intelligence, Vladimiro Montesinos, delle intimidazioni, delle calunnie, del bieco giornalismo, del terrorismo e delle estorsioni di Sendero Luminoso, Tupac Amaro e altri gruppi estremisti.

Llosa ci fa un ritratto a tinte forti di Lima in quel periodo, dove mentre i poveri devono difendersi dalla fame tutti i giorni nelle strade più screditate e pericolose, i ricchi si trastullano fra week end a Miami, shopping e vita vacanziera. Cinco Esquinas fa parte del quartiere storico coloniale di Barrio Alto, in passato luogo di gloria o decadenza, emblematico della storia peruviana. L’incipit del libro catapulta il lettore in una stanza da letto, dove Marisa e Chabela, amiche da sempre, diventano amanti in una notte di coprifuoco.

 

Da un gesto a quanto pare innocente, ecco che il fuoco le sveglia entrambe e le porta oltre i confini che solo l’erotismo sa svelare. Llosa ci presenta la scena senza un velo di giudizio o moralità. Una descrizione molto realistica che non pone barriere etiche fra scrittore e lettore. I loro mariti sono Enrique e Luciano, amici di infanzia anche loro; il primo è un ricco ingegnere minerario e il secondo un avvocato di successo. Un giorno Enrique riceve la visita di un inquietante personaggio, Rolando Garro, direttore della rivista scandalistica “Destapes”, che lo ricatta minacciando di pubblicare le foto che lo ritraggono durante un’orgia a base di escort e cocaina.

«Se c’è un tema che permea, che impregna di sé tutto il romanzo – dice Mario Vargas Llosa – è il giornalismo, il giornalismo scandalistico. La dittatura di Fujimori usò il giornalismo scandalistico come arma politica per screditare e distruggere moralmente tutti i suoi avversari. Allo stesso tempo c’è un altro aspetto: come il giornalismo, che può essere una cosa vile e sporca, può in un attimo convertirsi in uno strumento di liberazione, di difesa morale e civile di una società. Queste due facce del giornalismo sono uno dei temi centrali di Crocevia».

 

Accanto ai personaggi che rappresentano la Lima benestante, ‘la stampa’ è l’altra protagonista dell’opera, l’autore ne sottolinea tutti vizi e i difetti, una stampa al servizio del potere di un regime autoritario dove lo scandalo diventa arma di ricatto. Politica, giornalismo ed erotismo: in realtà queste sono le tematiche principali di “Crocevia”. “Turbinio” è il capitolo dove tutto si mescola, è il capitolo venti.

Scritto con la tecnica di piani temporali e dialoghi incrociati che ritroviamo nei suoi primi romanzi, è un momento alto del libro che nel resto della narrazione si rifà alla struttura tradizionale. Come spiega l’autore in un’intervista: «È vero. C’è una frase di Borges che dice: “Quando si è giovani si tende a confondere l’oscurità con la profondità”. Mi pare molto appropriata. Col tempo scopri che la cosa più difficile è raccontare bene una storia. La forma resta fondamentale, ma non è più l’asse centrale, la protagonista.

 

È solo uno strumento per rendere la storia più convincente. La forma deve essere al servizio del racconto e non viceversa come avveniva, mettiamo, nel Nouveau Roman francese, dove la storia non era che un pretesto per ostentare audacia nella costruzione o nella scrittura. Mi pare che in quei casi la letteratura perda contatto con la realtà viva. Non è che oggi lavori di meno i miei libri, li lavoro anche più di prima, ma adesso lo faccio con l’idea di raccontare una storia il meglio possibile».

Alla Flaubert, si potrebbe dire, che Llosa considera un grande esempio letterario. Insomma in “Crocevia” vicende e personaggi (che vi lasciamo scoprire durante la vostra lettura) s’intrecciano e convergono verso i Cinco esquinas, dove tutti inevitabilmente a un certo punto finiscono, alla ricerca ognuno del proprio pezzetto di storia. Storie che sembrerebbero scontate e prevedibili e che invece prendono pagina dopo pagina pieghe improbabili e insospettate.

 

Un intreccio che solo Llosa poteva tessere. Questo romanzo, infatti, pur rifacendosi a realtà scontate, si arricchisce di ingredienti narrativi originali, densi di sorprese e improvvise svolte. Un vero capolavoro, da Nobel, un libro scritto a mano. Che Llosa scrive tutto su taccuini, con penna stilografica perché «il ritmo, il movimento della mano sia più vicino a quello del cervello».

I consigli del Caffè Letterario Le Murate Firenze, di Sylvia Zanotto

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