CREPUSCOLO Kent Haruf

Crepuscolo Kent Haruf Recensioni Libri e News UnLibro

CREPUSCOLO, di Kent Haruf (NNE)

Recensione 1

Sono tornata ad Holt. Mi sono seduta sulla panchina davanti al Wagon Well Cafè e sono rimasta ad aspettare guardando le montagne verdi lontane. E’ passato un bambino, DJ che insieme a Dena, una bimbetta vivace, tirava un carretto con sopra un tappeto lurido, il loro tesoro. Ho visto la stessa macchina sfrecciare da lì varie volte, la macchina di Rose, l’assistente sociale, a volte da sola, altre volte in compagnia di ragazzini o di adulti.

Crepuscolo Kent Haruf Recensioni Libri e News UnLibroC’era la tristezza nel suo sguardo e la stanchezza di una vita passata a vedere quanto può essere turpe l’animo umano. Il sole è calato, fa freddo adesso, si gela, le strade polverose si sono svuotate. DJ passa veloce con il nonno, imbacuccati per ripararsi dalla neve che comincia a gelare. Vedo il furgone di Raymond, adesso lo si vede più spesso in città, da solo o a volte in compagnia. E’ tornata Victoria, ha gesti consapevoli, da madre decisa ma amorevole. Ci sono storie di miseria, come quella di Luther e Betty, e ancora di solitudine come Mary Wells, abbandonata dal marito e costretta a crescere le due piccole figlie da sola, c’è la morte, dolorosa, triste.

Ma nessuno si perde d’animo e in questo freddo angolo di mondo la vita è più forte della morte, l’amore più forte della solitudine, la gentilezza cresce come un fiore brillante contro tutta la violenza che ha attorno. La vita continua. Dopo la giornata di sole, scende la sera, dopo la nascita si cresce e viene il momento della vita in cui ogni cosa si tinge di quel colore tenue, e si muore. Il secondo capitolo è in qualche modo per me un inno alla vita. A non arrendersi, a trovare il bello sempre in ogni cosa.

E a resistere, sempre e nonostante tutto. Non c’è più la musica lenta del primo. Qui è una sinfonia di emozioni. Unica certezza: non si può abbandonare Holt una volta arrivati. Ha una malìa che ti strega.

Recensione di Luciana Galluccio

 

Recensione 2

“ Stava diventando buio, il crepuscolo
Precoce di una breve giornata invernale”
Situato in ordine cronologico e di scrittura dopo “Canto della pianura”, “Crepuscolo” (2016-NN Editore) di Kent Haruf, ci riporta ancora una volta nella immaginaria cittadina di Holt, nel Colorado, per raccontarci altre storie di “ordinaria quotidianità”, vissute dai suoi abitanti.
Ritroviamo le straordinarie figure di Harold e Raymond McPheron i due fratelli solitari, burberi ma generosi che accolsero nel loro grande ranch la sedicenne Victoria Roubideaux in attesa di una bimba, la piccola Katie, alla quale stanno facendo ora da nonni. Victoria deciderà poi di recarsi a Fort Collins per frequentare l’Università portando con sé la piccola e lasciando i due, seppure a malincuore, ancora una volta soli. Ma le storie degli abitanti di Holt sono tante, anche se i McPheron sono in assoluto i protagonisti di spicco di tutte le vicende per la grande empatia che sono capaci di generare nel lettore.
Così troviamo DJ Kephart, il piccolo orfano che vive con il nonno di cui si prende cura, la sua amica Dena e la sorella che vivono da sole con la mamma perché il papà lavora lontano, i figli di Luther e Betty Wallace, Joy Rae e il piccolo Richie, che vivono in una roulotte assistiti dai servizi sociali nei loro bisogni essenziali sotto la vigilanza dell’assistente Rose Tyler che cerca in tutti i modi di proteggerli dalla violenza di uno zio della madre, il cattivo di turno Hoyt Raines. Insieme a loro tanti comprimari, qualcuno già conosciuto nel precedente libro della Trilogia di Holt.
La trama ci racconta, suddividendola in brevi capitoli, la vita e la quotidianità di questi nuclei familiari, ognuno con le gioie e i dolori dell’esistenza e spesso con situazioni critiche e di grande sofferenza da attraversare e da cercare di superare.
Lo stile è sempre quello di Haruf: comunicativo, preciso, senza fronzoli aggiuntivi, semplice ma in grado di ben caratterizzare sia i personaggi che le atmosfere.
Tra quelli che ho letto della Trilogia, penso che questo sia quello che meno mi ha colpito, nonostante la presenza di alcune scene molto forti, forse perché le storie, portate avanti contemporaneamente senza un prevalere dell’una sull’altra, restano tutte aperte e trasmettono un senso di incompiutezza e di tristezza “crepuscolare”, pur lasciando sempre uno spiraglio di speranza, una piccola luce per ricominciare anche quando ormai la sera è giunta.
Recensione di Maristella Copula

 

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