COSE CHE NESSUNO SA Alessandro D’Avenia

COSE CHE NESSUNO SA, di Alessandro D’Avenia

Leggendo i classici si va sul sicuro perché si conoscono già l’autore, l’opera o il loro contesto storico-culturale. Quando si legge un autore sconosciuto si possono avere delusioni (spesso) o gradite sorprese. Come questa capitata a me leggendo “Cose che nessuno sa” di Alessandro D’Avenia, giovane scrittore che non conoscevo e che mi ha piacevolmente colpito.

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Romanzo sull’adolescenza, vissuta e attraversata in modo diverso da Margherita e Giulio, alle prese con la loro crescita psico-affettiva, entrambi alla ricerca del padre, per ragioni diverse, ricerca che per Margherita avviene attraverso la figura di Telemaco sul sostrato dell’ Odissea, che un giovane professore precario, con la testa nei libri, fa amare ai suoi imberbi e brufolosi studenti quattordicenni e a Margherita al punto da farcisi male in senso metaforico e letterale, diventando il Mentore e i Virgilio dantesco per la sua alunna.

 

Il romanzo risente dell’humus di fondo dell’autore di cui si scorgono le buone letture, senza che scada nella saccente pedanteria.

Si apprezzano il mestiere dello scrittore e la sua sagacia nell’usare la parola anche quando esibisce preziosismi retorici, dotte similitudini e belle esercitazioni calligrafiche e si fa perdonare qualche descrizione di troppo ed un dialogo in cui è improbabile che una ragazzina parli nel modo in cui parla. Interessanti le descrizioni del linguaggio del corpo; bella la scena in cui nonna e nipote impastano la ricotta per la crema dei cannoli e il racconto delle prime schermaglie amorose della nonna; tenere e psicologicamente precise le pagine, i dialoghi e le interpretazioni dei disegni del piccolo Andrea; bellissima un’ immagine a pagina 275.

 

Tutti i dialoghi sono sempre densi di contenuti, ben costruiti, mai banali. La prosa è sempre fluente e scorrevole. Lo stile ha un deciso cambio di ritmo nelle ultime sessanta pagine, accelerando, portando il lettore e la storia all’epilogo. Il che rende ben costruito, rasserenante, e prevedibile, il finale.

Che dire in conclusione? Il libro mi è piaciuto. Mi piacerebbe il giudizio di altri lettori. Grazie.

Recensione di Antonio Rondinelli

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