COME CILIEGI A DICEMBRE Ariel Andrés Almada

COME CILIEGI A DICEMBRE, di Ariel Andrés Almada  (Sperling & Kupfer – novembre 2022)

 

“Cosa possiamo fare noi? Possiamo cercare di trovare il senso che si nasconde in ciò che ci sta accadendo e, partendo da quello, fare in modo di diventare più forti.”

«Come gli alberi, padre?»

«Sì, Saki. Come gli alberi.»

In un periodo in cui leggere mi sembra una impresa titanica perché ho la testa piena di pensieri e parole per lavoro e impegni, decido di fare il gioco della lettura con i miei figli. E ieri pomeriggio ci mettiamo tutti e tre comodi con un libro in mano ed io fra tanti scelgo questo.

E lo finisco.

Dalle prime parole vengo catturata da Saki, una diciassettenne pervasa dallo sconforto.

Saki, figlia di Kaede e Sakura, genitori attenti e premurosi, con chiarezza una mattina d’inverno,  ha la certezza che la tristezza si sia annidata nel suo cuore. Da quel momento, tutti i pomeriggi entrava in casa con passo stanco e sguardo avvilito, tanto da far preoccupare i genitori per il suo stato d’animo.

Questa preoccupazione portò il padre a prendere una decisione: portare la figlia dal maestro Takumi, maestro di tiro dell’arco.

Maestro un tempo del padre ed ora del fratello di Saki. Takumi insegnava la nobile arte del tiro con l’arco alle giovani generazioni.

Cosa c’entra il tiro dell’arco con la tristezza di Saki?

Niente, eppure tutto.

Malgrado la diffidenza iniziale Saki, un giorno di dicembre, senza sapere esattamente come fosse successo, divenne allieva di Takumi e con le sue lezioni imparò piano piano a guardarsi dentro.

“La vita ci sorprende con la sua bellezza, ma anche con le sue sfide. Alcune sono ingiuste, altre dolorose, altre ancora ci spingono fino al limite delle nostre possibilità”, disse un giorno Takumi. Scagliando la freccia giusta nel cuore di Saki.

Lezione dopo lezione l’arco che Saki cominciava a tenere bene in braccio e le frecce che a poco a poco cominciava a tirare in modo più deciso oltre che fuori si scagliavano anche dentro. E fu così che cominciò ad imparare che “come è dentro è fuori, e che i sentimenti condizionano il modo di agire e il modo di agire condiziona i sentimenti”.

Saki cominciò a sentirsi davvero un albero che se anche è coperto di neve d’inverno sa che deve attendere la primavera.

Non lo siamo stati tutti un albero in inverno? Non abbiamo davvero poi visto arrivare la primavera? Forse bisogna ricordarsene ogni tanto…

Un libro piccolo, di veloce lettura e ricco di spunti di riflessione. In un periodo in cui molti giovani, che hanno tutto o troppo, sembrano o sono tristi, questo sembra il libro giusto per pensare e cominciare a credere che bisogna essere grati agli errori, alle cadute, agli sbagli perché solo così ci si può sentire vivi e si può cercare la forza per camminare dritti sul proprio cammino.

L’ho apprezzato molto, per me ieri il libro giusto al momento giusto…ed ho imbracciato un arco anche io.

Consigliato.

Recensione di Maria Elena Bianco

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