ANNE DI TETTI VERDI Lucy Maud Montgomery

ANNE DI TETTI VERDI, di Lucy Maud Montgomery (Lettere Animate)

 

Un libro indegno di essere riletto una seconda volta è indegno di essere letto una prima volta, diceva qualcuno. Ho riletto da adulta la storia di Anne, che avevo già apprezzato nell’infanzia insieme al cartone nell’edizione Mursia.

Anne Di Tetti VerdiAnne Shirley risulta una delle mie protagoniste di libri per ragazzi preferite e più moderna anche della tanto acclamata Jo March, recentemente diventata molto femminista ma che non riesce a laurearsi, mentre Anne ha l’ambizione di studiare da maestra e alla fine di andare all’Università, anche se gli eventi la ostacolano (anche se come ho letto brevemente poi abbandonerà tutto per sposarsi, cosa purtroppo perfettamente normale all’epoca, ma ancora non gliela ho perdonata).

Da adulta me la sono letta in una edizione da adulta, con annotazioni e spiegazioni, curata da Enrico De Luca per Lettere Animate. Rispetto alla mia prima lettura ho apprezzato di più Marilla perché l’ho capita di più e quanto ami Anne, probabilmente perché ho un’età che mi consente di comprendere di più certi suoi atteggiamenti.

Ho trovato invece un pochino stucchevole il moralismo di cui è intriso il libro, di cui soprattutto erano destinatarie le giovani donne dell’epoca. Gli episodi salienti erano emozionanti come li ricordavo e ancora mi emoziono ricordando che per anni ho pensato che la tinta per capelli facesse venire davvero i capelli verdi dopo la prima lettura del libro.

Nondimeno ho appunti critici sulla edizione, che non presenta quel ricco apparato di note e spiegazioni che una lettrice appassionata e rigorosa come me cerca.

 

Premesso che ho avuto la fortuna di leggere da bambina il libro in edizione integrale  anche se l’ho ingiustamente abbandonato, pensando non fosse integrale), ho trovato la traduzione curata da De Luca più o meno eguale alla mia della Mursia tranne alcune variazioni (tipo “una tempesta in un bicchiere d’acqua” diventa “ affogare nel bicchiere d’acqua della scuola” o “la troppa fantasia genera brutti scherzi” diventa “una buona fantasia andata a male”).

Non ci sono molti riferimenti al testo in inglese ma soprattutto i commenti e le note sono molto scarni. Faccio un esempio: una parte interessante risulta senza dubbio quella della decisione di Anne di continuare gli studi, supportata da Matthew e Marilla in un’epoca in cui alle donne veniva insegnato sostanzialmente a fare le casalinghe e dirigere una casa, per cui gli studi superiori erano superflui ( per questo è un peccato che alla fine della saga abbandoni tutto).

 

Non vi sono commenti nelle note circostanziati anche con riferimento all’epoca e al contesto, ma la nota risulta molto scarna, ciò che si rivela un vero peccato. Altri commenti sono intuitivi o superflui, perché concernono opere di autori già citati nei discorsi. Una delusione insomma, anche se non inficia il gusto di leggere la storia.

Consiglio a tutti quelli che lo hanno letto da bambini di rileggerlo, perché potranno gustarlo in modo diverso.

Recensione di Eleonora Benassi

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