AL GIARDINO ANCORA NON L’HO DETTO Pia Pera

Feltrinelli KOBO Fomia maggio

AL GIARDINO ANCORA NON L’HO DETTO, di Pia Pera (Ponte alle Grazie)

Mi sono avvicinata a questo libro (una sorta di diario degli ultimi mesi di vita dell’autrice, ammalata di sla e morta nel 2016 a 60 anni) con il timore di una persona che per sua fortuna non ha molta confidenza con la morte.

I nonni certo, gli zii molto anziani, doloroso ma “naturale”.

Non conosco da vicino la malattia e la temo; come temevo di essere inadeguata a questa lettura, come temevo l’angoscia.

E inadeguata io lo sono di sicuro, ma il libro è un enorme regalo per tutti. Anche per quelli come me. Forse soprattutto per quelli come me.

Un libro “soave”: questo ho pensato mentre leggevo di Pia e del suo giardino in Toscana. Dei suoi fiori, dei suoi alberi, della sua paura di deluderli quando un giorno non la vedranno più arrivare; per loro lei c’è sempre stata, prima col bastone, poi con la carrozzina, quando riusciva a curarli da sola e quando poi lo ha dovuto fare tramite Giulio.

Cosa penseranno quando non la vedranno più, crederanno di essere stati abbandonati?

La perdoneranno?

Sono pagine dolorose, ma non disperate; la cultura, la musica, le letture dotte e le chiacchiere dei ciarlatani, tanti amici, il cane Macchia e una forza enorme.

Per piantare nelle teste dure come la mia l’idea che la morte fa sicuramente schifo, su questo non si discute, ma che non serve ignorarla né esserne terrorizzati.

Pia la guarda negli occhi e cerca di vivere il tempo che le resta con serenità e pienezza; a volte ci riesce, a volte no, ma è bello che ci abbia provato e che ce l’abbia voluto raccontare.

“Un giorno di giugno di qualche anno fa un uomo che diceva di amarmi osservò, con tono di rimprovero, che zoppicavo. Non me n’ero accorta. Era una zoppia quasi impercettibile, poco più di una disarmonia nel passo, un ritmo sbagliato. A lungo non se ne comprese il motivo. La sensazione era che mi si stesse seccando la gamba destra, come talvolta capita che su un albero secchi un ramo. Stavo io stessa appassendo. Morire non era più una speculazione intellettuale, stava realmente accadendo. Molto lentamente e prima del previsto. Lasciandomi forse il tempo di scrivere in presa diretta del giardiniere di fronte alla morte.”

Recensione di Elena Gerla

AL GIARDINO ANCORA NON L’HO DETTO Pia Pera

Feltrinelli KOBO Fomia maggio

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