AFORISMI E BUGIE Alda Merini

Aforismi e magie Alda Merini

AFORISMI E BUGIE, di Alda Merini

«Sono nata il ventuno a primavera, ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenare tempesta. Così Proserpina lieve vede piovere sulle erbe sui grossi frumenti gentili e piange sempre la sera. Forse è la sua preghiera».

AFORISMI E BUGIE Alda Merini Recensioni Libri e News UnlibroCon queste parole, le figlie di Alda Merini aprono la biografia della poetessa sul sito a lei dedicato. Un movimento lirico per parlare di una vita di sofferenze, povertà e solitudine ma anche di amore, poesia, dedizione e soprattutto scrittura. Il sito internet è una bellissima antologia in ricordo della poetessa, un elogio all'”ape furibonda”, alla sua figura di scrittrice e di madre. Non è con rammarico che la Merini parla dei figli – anche se sono quattro figlie – e del fatto che nella vita siano stati allontanati da lei e che poco abbia potuto occuparsene. I figli devono fare la propria strada. E lei doveva pensare alla sua vita: di scrittrice, poetessa, di donna alla ricerca della luce: «illumino spesso gli altri ma io rimango al buio» (p. 113)

Alda Merini, è nata a Milano il 21 marzo 1931. La famiglia era di umili origini e durante la guerra si salvò con la madre e il fratellino che fece nascere lei, improvvisandosi ostetrica, rifugiandosi nelle risaie, in Piemonte «perché nell’acqua le bombe non scoppiano». Sposò un operaio a 18 anni perché non ce la faceva più: «dormivamo in uno stanzone in cinque».

 

Lui si chiamava Ettore Carniti e la fece rinchiudere in manicomio, forse per vivere un’altra storia d’amore, ma anche ignaro del trattamento che veniva riservato ai pazienti. Il manicomio è l’inferno. Alda Merini nonostante i pessimi trattamenti subiti dal marito non ne parla mai male, anzi, dice che a salvarla fu proprio lui, che veniva a farle visita, impedendo così che si lasciasse morire e sparisse, come succedeva a tanti rinchiusi. La pazzia, una dimensione di cui la poetessa si appropria: «Alda Merini è stanca di ripetere che è pazza.» (p 133).

Esordisce come poetessa a 15 anni, non fu mai un’allieva brillante, cantava benissimo, sapeva suonare il pianoforte. Fu amica di Dalla, Vecchioni, Montale, Quasimodo. Forse però la sua amicizia più speciale era con Alberto Casiraghy, poeta, editore, illustratore, violinista, artista delle piccole cose come i suoi microlibri di Pulcinoelefante, vere piccole opere d’arte, su carta di riso, create artigianalmente nella sua casa di Osnago. Lì sono nati gli aforismi raccolti in questo volumetto per volontà di Benedetta Centovalli: «occorreva pur trovare un porto a questo “mare di Alda Merini”». Si tratta di testi fuori commercio, pubblicati da Casiraghy e spesso accompagnati dai suoi disegni. Poesia pura, magia di parole, colori e forme che come per incanto disegnano nella mente del lettore acrobatiche meraviglie dense di quel qualcosa che assomiglia alla bellezza.

«Più mi lasciano sola, più splendo» (p. 38), «Io amo perché il mio corpo è sempre in evoluzione» (p. 6) sono solo due piccoli esempi di quanto fuoriesce dalle pagine di “Aforismi e bugie”.

 

La stessa Merini, nella nota introduttiva così li presenta: «Il senso dell’ironia e dello humour fa parte della solarità dello scrittore. Nomi allusioni notiziole storielle ritmi e simbologie, frenesie etiche, innamoramenti bizzarri, vengono presi dallo scrittore come facenti parte dell’ironia dell’oggetto che gli sfugge. Si tratta in fondo di una tragedia dell’ironia, del ridere per non piangere.» (p. V); continua dicendo che lei e Alberto spesso iniziavano le loro conversazioni in lacrime per poi finirle ridendo a crepapelle.

A quasi dieci anni dalla sua scomparsa, sono ancora tante le regioni sconosciute della sua vita. Ma la sua amicizia con Casiraghy ne illumina certamente qualcuna come possiamo vedere in questo volumetto, ma anche nella mostra che si è tenuta alla Casa Museo Boschi Di Stefano dal 2 ottobre al 2 novembre 2019. Quella fra Alda Merini e Alberto Casiraghy non fu soltanto un’amicizia, ma un vero e proprio sodalizio, sancito dagli oltre 1189 volumetti che furono pubblicati dal gennaio 1992 fino alla scomparsa della Merini.

 

«L’Aforisma è il sogno di una vendetta sottile». E con questo aforisma vi invitiamo a scoprirli da soli, lasciandovi trasportare altrove dalla magia di cosa evocano. Come dice la Centovalli, la scrittura di Alda Merini: «sa imprigionare in una breve frase tutta l’armonia e tutto il disincanto del mondo.»

I consigli del Caffè Letterario Le Murate Firenzedi Sylvia Zanotto

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