1Abbiamo intervistato Michele Cusimano approfondendo il suo ultimo romanzo “L’uomo che non conosceva il mare”
Intervista n. 285

1 Buongiorno. Intanto ti ringrazio per la disponibilità verso le mie domande. Ti chiederei di presentarci a grandi linee il tuo nuovo romanzo “L’uomo che non conosceva il mare” e se ha qualcosa a che fare col tuo primo libro da tempo fuori catalogo “Via Signorino”.
L’uomo che non conosceva il mare” nasce dall’esigenza di dare voce agli umili che con carattere e determinazione hanno superato ostacoli che sembravano insormontabili. Gente vissuta in un’epoca difficile, segnata da una guerra inutile e disastrosa, come quelle a cui stiamo assistendo adess0.
Siamo a Caltanissetta negli anni 50. Turi Freddo e Tura la bionda danno vita ad una appassionante saga familiare dove si intrecciano fughe, passioni, sofferenze e lutti. I figli ci raccontano ognuno una storia diversa ma con un unico comune denominatore: la voglia di riscatto. Non è il seguito di Via Signorino” ma sicuramente da quel primo libro hanno preso spunto le altre storie raccontate in questo.

2 Essendo un’opera dalle tante sfaccettature, su cui ci soffermeremo, e dai tanti personaggi, ciascuno con le sue caratteristiche, ti chiedo se sei partito da storie che conoscevi, su cui ti sei documentato e quanto tempo e lavoro di ricerca e stato necessario per arrivare a questa realizzazione.
Non essendo un romanzo storico il lavoro di ricerca non è stato lungo perché le storie raccontate le ho vissute, anche se non direttamente, e richiedevano solo di essere sviluppate ed inserite in un contesto romanzato. Non saprei quantificare il tempo che ho dedicato a questo romanzo, dico solo che mi ha accompagnato per almeno trent’anni.
3 I tuoi romanzi sono sempre stati per certi versi corali e credo che qui la presenza di più protagonisti sia ancora più evidente. Quali sono le sfide e le opportunità per un autore nel realizzare una saga familiare e quali le trappole a cui stare attenti?
La sfida è quella di coinvolgere il lettore al punto da fargli rivivere un passato che probabilmente ha già vissuto. La trappola sta nel cadere nel già raccontato o in storie comuni che non interessano a nessuno. Io spero di averla evitata.
4 Sicuramente il tuo essere sintetico ed esaustivo, qualità che avevo già notato nei romanzi precedenti, aiut il lettore a immedesimarsi e a figurarsi quello che viene narrato. A maggior ragione ritengo che queste qualità siano fondamentali in una saga familiare dove si corre il rischio di perdersi passaggi fondamentali o personaggi che magari scompaiono per ricomparire al momento opportuno. Cosa pensi a riguardo?
E’ vero. Ho cercato, come ho sempre fatto anche negli altri romanzi, di evitare discorsi complicati o descrizioni prolisse che stancherebbero il lettore. Un libro deve innanzitutto rilassare, e poi magari far pensare, ma non diventare faticoso da seguire.
5 Addentriamoci ora nel romanzo, anzi, direi dei romanzi visto che qui dentro troviamo tante storie, molte delle quali convergenti. Per quanto la componente storica sia sempre ben presente quest’opera ha più elementi propri del verismo. Cosa ti ha spinto a muoverti in questa direzione?
Ho sempre amato il Verismo. Credo di aver letto quasi interamente l’opera del Verga ed apprezzato autori come Capuana, Deledda ecc. E’ una corrente che mette in risalto le nascoste
capacità degli umili e dei vinti, come li definiva Verga, contrapponendole a quelle, spesso faziose, dei potenti dell’epoca.
6 Trovo che a differenza di Verga che guardava in modo quasi scientifico le sciagure dei suoi personaggi tu empatizzi di più con loro e non riesca a essere distaccato, condividi?
Riuscire a staccarsi dai personaggi è una tipica caratteristica del verismo, ma che riesce solo ai grandi autori di fine ottocento. Io non riesco ad essere indifferente alle emozioni che descrivo, rischiando, a volte, di prendere le parti dell’uno o dell’altro personaggio. Non so se considerarlo del tutto negativo!
7 Possiamo dire che hai offerto una sorta di occasione di riscatto ai “Vinti”?
In fondo è quello che ho vissuto personalmente e che ho visto fare a tanta di quella gente. Anch’io provengo da una famiglia dei “Vinti” che ha fatto del riscatto motivo d’orgoglio.
8 Come dicevo prima di sono tante storie, una per ogni personaggio. Possiamo immaginare ciascuno di loro come un aspetto della Sicilia e della sua storia, tra chi anela alla cultura, chi all’impresa e chi alla fuga?
Ho voluto appositamente variare per non cascare nella trappola della quale parlavamo prima. Ogni personaggio ha un suo carattere e di conseguenza le passioni non possono essere simili.
9 Trovo particolarmente belli il ragazzo che di nascosto ascolta la lettura delle opere di Pirandello e il giovane che spia l’anziano attore di teatro nel suo monologo. La cultura in questi passaggi assume un ruolo curativo e salvifico, non trovi?
Sono due personaggi simili che scoprono il valore dell’arte e si lasciano trasportare da essa. Mi piaceva l’idea del ragazzo nascosto all’interno di un ripostiglio di una libreria ad ascoltare le opere dei migliori scrittori dell’epoca. Cosi come mi piaceva descrivere i sentimenti di un ragazzo nello scoprire una forma d’arte che non avrebbe mai pensato di calcare: quella del teatro. Sono d’accordo, la cultura assume un ruolo curativo. E’ una medicina di cui dovrebbe farne uso qualche personaggio attuale.
10 E poi c’è “L’uomo che non conosceva il mare”, una storia d’amore passato raccolta in un quaderno. Qual è il suo valore all’interno del romanzo e quanto ci riporta a quei racconti dei tempi andati che profumano di nostalgia e dolcezza pur nella drammaticità?
La storia dell’uomo che non conosceva il mare doveva occupare poche pagine del romanzo, proprio perché all’apparenza sembrava discostarsi dal contesto di cui stavo parlando. Nello sviluppo però mi sono lasciato prendere la mano e solo alla fine mi sono accorto di aver occupato buona parte del romanzo. Ma ero troppo preso dalla storia per non lasciarla così come era venuta.
11 Meritano una menzione speciale Turi e sua moglie, due esempi di grande modernità, come un ponte che unisce la Sicilia del passato e del presente.
Turi e la Tura sono due personaggi tipici di quegli anni, disposti a qualsiasi sacrificio per risollevare le sorti della famiglia.
L’amore per i figli viene prima di ogni cosa. La lontananza da uno di loro potrebbe portarli anche alla morte.
12 Un’ultima domanda, ringraziandoti per la disponibilità: credi sia possibile che queste storie abbiano un seguito o, almeno,, un qualche sviluppo più vicino ai giorni nostri?
Non nell’immediato. Sono alle prese con un romanzo storico che porterà alla luce alcuni aspetti sconosciuti della Caltanissetta del medioevo. Spero possa coinvolgere i miei lettori, cosi come è successo finora.
Intervista di Enrico Spinelli
L’UOMO CHE NON CONOSCEVA IL MARE Michele Cusimano
L’UOMO CHE NON CONOSCEVA IL MARE La saga dei Freddo Michele Cusimano
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