VINO E PANE Ignazio Silone

VINO E PANE, di Ignazio Silone

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Personaggi poveri e semplici popolano le pagine di Vino e Pane. Il romanzo di un mondo rurale che Silone rappresenta attraverso il volto di uomini umili, di gente legata alla terra, di donne che non smettono di credere e pregare. Persone buone come il vino e come il pane che gira per le osterie, per le locande, per le case dei contadini d’Abruzzo, terra di semi e silenzi.

Ed è in questa terra che si svolge l’esasperante avventura di Pietro Spina, giovane intellettuale che, braccato da militanti fascisti per le proprie opinioni politiche, è costretto a vagare sotto mentite spoglie. Spinto dalla nostalgia per i luoghi che lo hanno visto nascere e aiutato dagli amici più fedeli, Pietro decide di ritornare nell’entroterra abruzzese indossando le vesti di un parroco di campagna con lo pseudonimo di don Paolo Spada.

 

L’ abito talare gli concede l’opportunità di affrontare, con gli abitanti del posto, i dibattiti a lui più cari, di conoscere il mondo della religiosità popolare e delle sue radici, di avvicinarsi alla tradizione cristiana. Un’impresa rischiosa e affascinante, quella che intraprende Pietro. Una vicenda dal sottinteso carattere autobiografico in cui l’autore contempla e descrive le sue origini e la sua patria inserendo anche particolari personaggi femminili che dánno una vena di suggestione al testo: dalla generosa Matalena, titolare dell’osteria che ospita il protagonista, a Cassarola, una fattucchiera che predice il futuro. Ad esse si aggiunge Cristina, una ragazza prossima al noviziato, che rischierà la vita tra i lupi della montagna per ritrovare Pietro, fuggito dopo aver saputo di essere stato scoperto.

 

Una schiera di piccole esistenze che non soltanto contribuiscono alla ricchezza del romanzo con le proprie esperienze e i propri affanni, ma rappresentano gli ideali, l’illusione, il sentimento di delusione dello scrittore stesso. Sullo sfondo degli avvenimenti troviamo lo scenario suggestivo dei paesaggi e di Avezzano, Pietrasecca, la piana del Fucino con le schiene curve dei braccianti all’orizzonte e le zolle fertili che danno in dono i loro raccolti.

Recensione di Gennaro Truglio

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