UNA STORIA DI AMORE E DI TENEBRA Amos Oz

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UNA STORIA DIAMORE E DI TENEBRA, di Amos Oz

Difficile separarsi da questo libro, difficile staccarsi da queste pagine dense, profonde e bellissime.

Avevo già letto, esattamente quindici anni fa, “Una storia d’amore e di tenebre” di Amos Oz, scrittore israeliano che reputo grandissimo, acuto in ogni sua opera narrativa, dotato di pensiero libero, innamorato della sua terra di cui vede e conosce errori e difetti.

Una storia di amore e di tenebra Oz
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Ho visto di recente il film di Nathalie Portman “Sognare è vivere” (titolo italiano del tutto inadeguato a mio parere), tratto da questo romanzo e mi è venuto naturale riprendere il libro che ho riletto in poche serate.

Inutile forse dire che il film, per quanto coraggioso e pieno di buona volontà, non può paragonarsi al romanzo se non come pallida ombra.

Mi ha ripreso subito la bellezza di questo racconto autobiografico, che si fa romanzo con una scrittura perfetta, limpida, precisa, netta come una lama a lungo affilata.

Oz racconta la sua vita, quella della sua famiglia e dei suoi genitori, senza seguire un ordine cronologico, andando avanti e indietro nel tempo, muovendosi con la mente da Israele all’Europa dell’Est e ripercorrendo oltre un secolo di storia.

E’ il racconto di uno sradicamento, del difficile tentativo di inserirsi e di adattarsi ad una nuova Terra, della lotta per costruirla e per difenderla, acquistando via via coscienza della sofferenza di un altro popolo a cui quella terra viene strappata a brani.

Ma è soprattutto la storia di un bambino, poi di un adolescente, e dei suoi genitori, infelici in modo diverso, frustrati nelle loro aspettative e speranze: una madre bella e inquieta, silenziosa e lucida, colta e ricca di fantasia; un padre inutilmente ambizioso, erudito, logorroico perché dominato dal costante timore di impedire che il silenzio prevalga, come se fosse una colpa da espiare. E fra loro il figlio amatissimo e che li ama di un amore incondizionato, alla scoperta della sua vocazione di scrittore, e i suoi pensieri, i suoi incontri, il legame profondissimo con la madre, restando sempre al centro delle aspettative dei genitori che sperano di vedere realizzate da lui le proprie deluse speranze.

Il suicidio della madre è lo stigma che segna questa famiglia, che indurrà il figlio, colmo di dolore silenzioso, di una specie di sordo rancore, a cercare altrove, nel Kibbutz di Hulda, la sua strada, cambiando persino il cognome per cambiare se stesso.

C’è molto di più, ovviamente, in queste pagine, ma si tratta di una scoperta da compiere individualmente, con una ricerca minuziosa e paziente: ognuno di noi qui compare e si nasconde, con mille sfumature e infinita bellezza.

Un libro magnifico, complesso, doloroso; un libro su cui tornare, cercando pagine di grande intensità (il capitolo 33, per esempio), frasi, personaggi (la maestra Zelda, lo zio Yosef, persino la capinera “Elisa”), per me indimenticabili.

Recensione di Clara Simone
UNA STORIA DI AMORE E DI TENEBRA Amos Oz

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