STORIA DI UNA CAPINERA Giovanni Verga

STORIA DI UNA CAPINERA, di Giovanni Verga

STORIA DI UNA CAPINERA Giovanni Verga recensioni Libri e News Unlibro“Storia di una capinera”, romanzo epistolare di Giovanni Verga, scritto nel 1869 e pubblicato a puntate in alcune riviste prima di essere edito come libro nel 1871, punta il dito, così come aveva fatto già il Manzoni nei suoi “I promessi sposi” con il personaggio della Monaca di Monza, sul problema delle false vocazioni che nascondevano in realtà delle vere e proprie costrizioni operate dalle famiglie nei confronti di quelle figlie femmine che, per svariati motivi ed in primis quelli economici, venivano costrette a farsi monache e a rinchiudersi in convento a dispetto di ogni loro personale desiderio.
Ispirato ad una vicenda vissuta dallo scrittore nella sua gioventù, la storia di Maria, delicata fanciulla orfana di madre, costretta alla segregazione in convento già dall’età di sette anni, è appassionata e straziante, piena di malinconia, di rabbia e frustrazione, di anelito verso una libertà proibita e verso sentimenti ed emozioni semplici e pure che con struggente poesia traspaiono dalle pagine.

 

Come quella capinera di cui Verga ci racconta all’inizio del romanzo per motivarcene il titolo, quell’uccelletto rinchiuso in gabbia senza alcuna volontà e forza di ribellione, con uno sguardo “che avrebbe potuto dirsi pieno di lacrime” nel vedere gli altri uccellini cinguettanti sui prati verdi inondati dal sole, così anche la piccola Maria, dopo aver scoperto che il mondo fuori può essere fonte di gaiezza e d’amore, deve immalinconire di nuovo tra quelle quattro mura umide e buie per trascorrere una vita che non è la sua.

Maria con il suo cuore tenero, la sua timidezza, la sua comprensione verso gli altri, le sue preghiere piene di fede, i suoi incolpevoli errori, sacrifica la sua vita all’altare di una sofferente impotenza, implodendo di dolore, di mortificazione, di pianti fino a sfinirsi nella mente e nel corpo, consumata dall’assenza di affetti, di sentimenti, di aria, di vita.

Recensione di Maristella Copula

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