RAGAZZI CATTIVI Claudio Burgio Domenico Zingaro

RAGAZZI CATTIVI Claudio Burgio Domenico Zingaro Recensioni Libri e News UnLibro

RAGAZZI CATTIVI, curatori Claudio Burgio e Domenico Zingaro

Antonino, David, Daniele, Jaysi, Anas Chilenito, Massimiano, sette ragazzi, sette storie vere e reali che, malgrado addolcite dalla penna di un esperto, trasudano di disperazione, dolore, paura e violenza. Li chiamano ragazzi a rischio, bulli, delinquenti, ragazzi di strada, giovani deviati. Una testata giornalistica li ha persino definiti “mostri di mamma”.
Sono storie di “ragazzi cattivi” insomma.

RAGAZZI CATTIVI Claudio Burgio Domenico Zingaro Recensioni Libri e News UnLibroÈ vero sono adolescenti trasgressivi che, abbandonati a se stessi, sconfinano in comportamenti antisociali e perdono il controllo, fino a diventare pericolosamente violenti.

Si, sono ragazzi cattivi: una cattiveria, spesso non scelta, ma agita quasi per necessità, come un vero e proprio dispositivo di difesa. Sono ragazzi che urlano in modo violento il dolore che non riescono più a contenere, cercano adulti interessati a raccogliere il grido d’aiuto, adulti capaci di governare il caos evolutivo che li stordisce.

Sette racconti autobiografici, frutto di un lavoro di scavo interiore iniziato dentro una cella e proseguito attraverso il percorso pedagogico in comunità.

Sette giovani vite che hanno attraversato il male come unico rimedio alla “paura” e al bisogno disperato di essere riconosciuti da un “noi” sociale molto esigente.

Obbligati a conformarsi in tutto, in un mondo dove la norma è il consumo, inibiti in ogni forma di originalità e circondati più da oggetti che da persone, i giovani sono immersi in una cultura materialista assordante. Abbagliati dall’ “io” assoluto, non sanno che la vera libertà non è mai solo “mia”.

Dopo aver letto le loro storie viene spontaneo domandarsi cos’è la cattiveria e dove si annida, il perché e il come queste giovani vite diventano “cattive ” nel senso originario della parola “captivus” (prigioniero) in un mondo che li usa e poi li getta, in una società sorda al loro grido di aiuto, che non da risposta alla loro domanda simbolica di riconoscimento, alla loro richiesta di protezione nei confronti di una libertà che improvvisamente appare fuori controllo.

 

Ogni storia letta in questo libro è un atto di consegna di sé. Non per essere assolto o giustificato: un reato rimane tale e va sempre condannato. Ogni racconto, piuttosto, vuole essere un appello al mondo adulto perché il dito puntato e la sciatta rassegnazione lascino finemente posto al coraggio di inquietarsi. E, infine, capire.

“Ho solo diciassette anni. Avrò ancora il diritto di sognare, riprendere la mia vita e il mio futuro, o no?”

Recensione di Patrizia Zara

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