Premio Bancarella 1974: OH, SERAFINA Giuseppe Berto 

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OH, SERAFINA, di Giuseppe Berto

Sottotitolo: Fiaba di ecologia, di manicomio e d’amore

 

Berto disse che scrisse questo libro perché aveva bisogno di soldi e che, inizialmente, avrebbe dovuto essere un soggetto per film.

Nessun produttore lo comprò, quindi, decise di farne un romanzo.

Augusto Secondo, il protagonista, in seguito al suicidio del padre, piccolo industriale lombardo, si trova a dover condurre la fabbrica di famiglia che produce bottoni di madreperla e d’osso. Poco interessato all’andamento dell’azienda delega tutte le incombenze rifiutandosi di ammodernare i macchinari e di riconvertire la produzione introducendo la plastica.

La sua vera passione è per gli uccelli che popolano il parco attorno allo stabilimento. Li ama e loro amano lui; lo circondano e gli si posano addosso. Ci parla anche.

Un giorno Augusto nota una sua operaia molto avvenente, se ne invaghisce e la sposa. Costei in realtà è una arrivista senza scrupoli che mira esclusivamente al controllo della fabbrica.

Dopo qualche tempo la moglie Palmira, con l’aiuto di alcuni medici compiacenti, riesce a fare internare il marito in manicomio dimostrando che è “pazzo” perché parla agli uccelli, non si interessa all’attività lavorativa, ha rapporti sessuali “strani” e il padre è morto suicida. In manicomio, Augusto, viene sedato continuamente e ha frequenti colloqui con il direttore – psichiatra che gli fa notare che qualsiasi tipo di società costituita si aspetta che ogni suo membro attenda alle occupazioni che gli vengono assegnate. Le stravaganze non sono ammesse, soprattutto nelle persone che hanno la responsabilità di altre persone (la fabbrica ha 30 dipendenti).

La storia prosegue con l’incontro, sempre all’interno della clinica, di Serafina e avrà uno sviluppo inconsueto.

Questo romanzo amaro affronta la tematica della “normalità” e della “follia” nell’ambito della società civile industriale.

Quali sono i criteri per stabilire se un uomo è l’una o l’altra cosa?

Molto frequenti sono stati, e forse lo sono tuttora, casi di persone internate per motivi abietti: gelosie, contrasti, questioni economiche, tresche amorose, grazie a testimoni interessati e a certificazioni frettolose e discutibili. L’esperienza manicomiale vissuta come lo schiacciamento dell’individuo da parte di una istituzione totalizzante e spersonalizzante.

La morte civile.

Recensione di Maurizio Faravelli
Premio Bancarella 1974: OH, SERAFINA Giuseppe Berto

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