PATRIA Fernando Aramburu

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PATRIA, di Fernando Aramburu

“ Chiedere perdono richiede più coraggio che sparare”

“Patria”, dello scrittore, poeta e saggista spagnolo Fernando Aramburu Irigoyen, vincitore di premi prestigiosi come il ”Premio de la Critica 2016” e il “Premio Strega Europeo 2018 ”, venti ristampe, 400000 copie vendute, tradotto in undici Paesi, esce in Italia nel 2017 (Guanda- Collana I narratori della Fenice).

Un grande affresco sul terrorismo separatista basco che dal 1968 al 2011, anno in cui l’Eta dichiarò di ritirarsi dalla lotta armata, fece più di 800 morti e creò una società che influenzò fortemente le esistenze umane ricoprendole di semi di odio che purtroppo attecchirono creando divisioni e contrasti insanabili, capaci di dividere anche i componenti di una stessa famiglia o gli amici più cari.

Patria Fernando Aramburo Recensioni Libri e News UnLibroL’intento dello scrittore però, non era tanto quello di arricchire di particolari i libri di storia o di essere un deposito di memoria che ampliasse “quello spazio al quale potranno fare ricorso le generazioni del futuro per sapere cosa è accaduto, perché è accaduto e chi è stato coinvolto”, ma di dare visibilità alla gente comune, al loro spessore umano, alla complessità e alle sfumature dell’animo dei personaggi raccontati.

Due famiglie amiche, quella del piccolo imprenditore Taxto e di Joxian, compagni di bevute e di lunghi percorsi in bicicletta, con le mogli, Bittori e Miren, legate fin da ragazzine, e con i loro figli, sempre insieme a scuola o nei giochi infantili o nelle piccole scorribande adolescenziali. Un tragico evento, l’uccisione del Taxto da parte dell’ETA perché rifiuta di piegarsi e non vuole pagare il “pizzo” per la sua azienda, produrrà una frattura insanabile tra le due famiglie: quella del Taxto sarà la “famiglia vittima” e quella di Joxian la famiglia implicata nella sua uccisione, della quale è fortemente sospettato il figlio maggiore Jose Mari, terrorista ascritto alle file dell’organizzazione separatista basca.

Con una modalità narrativa fatta di continui salti temporali che si insinuano nelle vite dei vari personaggi prima e dopo il drammatico attentato al Taxto, con un linguaggio ricco di termini “Euskera” (per cui è molto utile il glossario alla fine del libro), trent’anni di sofferenza, di dolore, di torture, di duro carcere, di esistenze distrutte dalla colpa e dalle gravi perdite subite, di omertà e silenzio, di rifiuti e di lacerazioni dell’anima, di coscienze dormienti e di fanatismi esteriorizzati si dipanano sotto i nostri occhi in ogni loro minuziosa gradazione, come sotto una gigantesca lente d’ingrandimento fino ad una conclusione appena attutita dal tempo trascorso che matura i suoi frutti solo alla fine in un difficile ma agognato e forse inutile perdono. Libro lunghissimo che forse avrebbe beneficiato di qualche pagina in meno, ma alla fine ci si sente totalmente assorbiti da quei personaggi (con delle straordinarie figure femminili) che, proprio grazie alla dovizia di particolari del loro profondo sentire lungo le varie fasi della loro vita, sono diventati quasi intimi amici, e possiamo comprendere ognuno di loro proprio per la raggiunta e completa compenetrazione con la loro anima.

Ma è indubbiamente interessante anche lo spaccato storico e sociale di quegli anni “di piombo” spagnoli per quelli che come me troppo poco hanno approfondito il periodo e gli avvenimenti accaduti e che un po’, ma solo un po’ e lo spero, sono tornati alla ribalta con i fatti riguardanti l’indipendentismo catalano. Ma questa è un’altra storia.

Recensione di Maristella Copula

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