NE LEGGIAMO DI TUTTI I COLORI: I veleni della dolce Linnea, colore arancione zafferano

Mi limitavo ad amare te, di Rosella Postorino

NE LEGGIAMO DI TUTTI I COLORI: I veleni della dolce Linnea, colore arancione zafferano

I veleni della dolce Linnea, di Arto Paasilinna
“L’arancione è come un uomo sicuro della sua forza”
Vasilij Kandinskij

Dite che stona questa affermazione per definire, in questo caso “un’amabile nonnina in una tranquilla cornice campestre”?

In effetti l’arancione è un colore molto consapevole di sé.

E’ il colore che mette subito in allarme su un potenziale pericolo.

Non si può negare la strafottenza dell’arancione.

E allora cosa c’entra Linnea in tutto questo?

Linnea è una vecchina di 78 anni che vive da tempo in campagna, fuori da Helsinki, con il suo gatto e con la costante paura della visita di suo nipote Kauko e dei suoi amici Jari e Perti. Una cricca di debosciati, ladri violenti, drogati, alcolizzati, con nessuna voglia e intenzione di mettere la testa a posto e trovare lavoro.

 

 

La loro principale occupazione è terrorizzare la povera Linnea ciclicamente, facendole visita in campagna per malmenarla e soprattutto estorcerle la già misera pensione che percepisce come vedova di un colonnello.

Ma siamo proprio sicuri che sia esattamente così?

Non vorrei svelare troppo su questo esilarante, sarcastico, ironico, libro di Arto Paasilinna, forse lo scrittore nordico non di gialli più conosciuto.

Un autore che ha creato il genere umoristico-ecologico.

Qui forse la parte “ecologica” un po’ manca ma c’è sicuramente il suo umorismo corrosivo e paradossale, il mistero, il tono tragicomico, i personaggi bizzarri e stravaganti e l’imprevedibilità che percorre tutto il romanzo. Tutto questo utilizza l’autore per fare denuncia su droga, prostituzione, alcolismo, violenza domestica, assenza e corruzione delle istituzioni.

 

 

Linnea è apparentemente una nonnina fragile e indifesa e i tre delinquenti sono alla fine la parodia di loro stessi, tutt’altro che invincibili.

Sono ingordi e prepotenti e soprattutto sopravvalutano le loro capacità e sottovalutano alla grande quelle di Linnea, finendo per venire sopraffatti dalla loro stupidità, insicurezza e arroganza.

Linnea è dolce e amara, delicata e pungente come lo zafferano, la tonalità di arancione che ho deciso di abbinare a questo libro.

Appare come una vecchina amorevole e indifesa, sembra che niente venga da lei architettato ma che tutto accada per una serie di fortuite e imprevedibili coincidenze.

Eppure chi immagina che una nonnina di 78 anni si metta a studiare sui libri di medicina le proprietà delle sostante nocive e crei un veleno mortale con spugnole fresche, pesticidi e antigelo, mixati nelle giuste dosi?

Certo lo scopo non è uccidere gli altri, però intanto…

 

 

Linnea è un po’ fata, un po’ Circe, una maga, una sorta di Morgana nordica che solo alla fine svelerà le sue altolocate conoscenze.

E allora posso dire, adattando la frase di Kandinskij che ha aperto la mia recensione, che “L’arancione è come una donna che cerca diabolicamente di convincere gli altri della sua forza”

“Alla morte non ci si abitua mai” e solo alla fine della storia, questa frase assume ai miei occhi tutto un altro significato!

Buona lettura!

Di Cristina Costa

 

I veleni della dolce Linnea, di Arto Paasilinna

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