MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI Giacomo Mazzariol

MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI Giacomo Mazzariol Recensioni Libri e News

MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI, di Giacomo Mazzariol

 

Recensione 1

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È facile parlare di diversità con le parole integrazione, inclusione, valore aggiunto,  condivisione, vantaggio, arricchimento, quando la diversità non scombina le carte in tavola della normalità, dell’ordinario…

Siamo quasi tutti buonisti nel condividere un patetico sorriso, a postare foto caramellose, siamo cosi bravi quando si parla di diversi, anzi questa diventa un’arma per raggiungere fini egoistici di propria accettazione.

Ma viverla la diversità –  non certo quella definita  banalmente “originale”, ma quella che agli occhi appare “guasta” “abnorme”, ‘subnormale” –  è un’impresa titanica.

È superare l’ordinario per approdare nello straordinario, è riuscire a utilizzare con abilità quel famoso asso di cuori nascosto nella manica al momento giusto per beffare il Destino,  riuscire a fare scacco matto alla regina dell’ipocrisia sconfiggendo il Fato: riportare la partita a proprio vantaggio. Imparare a giocare con responsabilità e con sacrificio un’esistenza che tende a nutrirsi di stereotipi, preconcetti, forme e dimensioni.

 

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E’ scoprire che l’aspirazione alla normalità da “Mulino bianco” è solo business, che i veri supereroi  utilizzano, nella realtà, le spade della pazienza e dell’amore; è indirizzare la freccia verso la mela Newtoniana, guardare oltre la crosta superficiale e scoprire l’anomalia delle stelle di quel cielo Vangoghiano. È riuscire a interpretare l’urlo di Munch.

Lo sa bene Giacomo, figlio del tempo dell’omologazione, della paura e dell’incertezza.

Giacomo, bambino e ragazzo normale, che, all’alba della consapevolezza, racconta in prima persona nel “Mio fratello ricorre i dinosauri” il percorso di accettazione di se stesso in relazione al fratello Giovanni affetto dalla sindrome di Down, in una società che vuole apparire perfetta ma che di perfetto ha soltanto la sterile immagine oscariana.

Un narrato semplice, intelligente che varca la porta della riflessione sulla vita che a lungo andare ha la sola certezza della propria  imprevedibilità.
La vita è bizzarra, non c’è niente da fare, e deraglia sempre verso binari offuscati da pesanti ammassi di nebbia che liquefanno le immaginarie quanto perfette linee perimetrali, ridisegnandone i contorni: non si può recintare l’orticello dell’esistenza, ovattare la realtà. Non si può.
Giacomo lo scopre nel caldo e innocente sorriso del fratello Giovanni che vive nell’affascinante valle dei dinosauri. Giacomo scoprirà che amerà quella valle e i suoi fantasiosi preistorici abitanti. E comincerà a togliere le targhette dai quadri e a guardare solo le tele.
Scoprirà che è il sacrificio dell’amore, arma potentissima e naturalissima, l’unico scopo per dare valore a ogni singola esistenza (io ne ho avuto la conferma nell’amore incondizionato verso mia sorella proprio quando lei aveva bisogno di me, ho amato la sua fragilità, ho scoperto la sua dolcezza e ne sono stata immensamente felice).

 

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Dal momento che è nella freddolosa altitudine dell’impensabile che si riscoprire il coraggio di superare le proprie ombre (Giacomo nasconde per tutto il periodo adolescenziale l’esistenza del fratello, coprendosi di sensi di colpa e di paure), ed è nell’imperfezione e nella condivisione che si riscopre la genialità di ogni singolo operato.

Del resto senza quel “lontano” mondo, questa deliziosa storia,  come ogni storia che di straordinario segue la prassi dell’esistenza, non sarebbe stata narrata lasciando i protagonisti in fondo a una valle di banale normalità.
Che cosa avrebbe raccontato Giacomo? Il nulla. Ma con Giovanni ha dato un senso alla sua originalità vivendo fra onde sonore, alte frequenze e vibrazioni.

Consiglio la lettura condivisa.
I piccini accompagnati dagli adulti.
Gli adulti accompagnati dai piccini.
Si sconsiglia la lettura in isolamento

” La cosa che mi fa più paura: una pagina bianca. La cosa che mi piace di più: una pagina bianca”.

Recensione di Patrizia Zara

Recensione 2

Non è facile per me recensire questo libro. Per paura e viltà ho lasciato correre del tempo prima di decidermi a leggerlo. Perché? Perché io ho un figlio con la Sindrome di Down e suo fratello, più piccolo, ha vissuto come Giacomo, soprattutto nel periodo adolescenziale, un percorso molto simile che è sempre in divenire nonostante l’età ormai adulta.

Ho apprezzato molto la storia di Giacomo e Giovanni, della loro famiglia intera che ha saputo affrontare le difficoltà della vita mantenendo il sorriso e tanto amore nel cuore. E’ così che anche la nostra famiglia, come tante, ha affrontato la nascita di Andrea, aggravata dal fatto che abbiamo anche dovuto combattere con diverse malformazioni fisiche che sono state superate con rischiose e delicate operazioni.

 

 

Giacomo Mazzariol, aiutato nella stesura da Fabio Geda, ha saputo mettere sulla carta con un linguaggio semplice e giovane, ironico e commovente, l’ampia gamma di sentimenti ed emozioni di fratelli e sorelle di persone nate con la Sindrome di Down.

La presa di coscienza di Giacomo, soprattutto in un periodo delicato come l’adolescenza, ha attraversato tanti momenti: il rifiuto, la rabbia, la vergogna, la gelosia, il conflitto interiore, i sensi di colpa, le responsabilità, l’istinto protettivo, l’accettazione nella società e una molteplicità di altre interiori sensazioni di infinite gradazioni.

Giacomo ha avuto il coraggio di dare voce ai tanti fratelli e sorelle che devono fare i conti con la disabilità familiare e lo ha fatto nella maniera più delicata e amorevole possibile, nel modo più reale che poteva esprimere la sua giovane età, imparando con dolore ma anche con incantato stupore ad entrare nel mondo diverso ma non per questo meno bello del fratello Giovanni.

Alle sue tante domande difficili hanno risposto gli amici, una parte così importante per chi cerca di relazionarsi al meglio con il mondo “esterno”, di ritornare alla vita dopo il trauma subito. Essi con i loro sorrisi e il loro affetto sincero hanno accolto Giovanni, permettendo anche a Giacomo di sopportare sfide importanti e continue all’interno del loro percorso che necessitava di cambiare prospettive e aspettative per vedere la vita con un altro sguardo.

 

 

Fondamentale è il ruolo della famiglia, di quella mamma e quel papà che “si sono sempre beccati la pioggia al posto nostro”, delle tante rinunce fatte per amore dei figli e di quell’ultimo figlio speciale. Loro, con il loro esempio di vita, hanno permesso a Giacomo e alle sue sorelle di convivere con le fragilità di Giovanni ma soprattutto hanno insegnato loro che bisogna scegliere di amare e non scegliere la persona da amare.

La spontaneità, la poesia, la sincerità, la vitalità, l’esuberanza, l’affetto, il sorriso e la simpatia di Giovanni hanno fatto il resto. E non è poco.

Recensione di Maristella Copula

Recensione 3

Senza vergogna ammetto di essere tornata a leggere dopo mesi.

E di averlo fatto grazie ad un libro che non è un libro, che non ha niente di capolavoro nè di opera letteraria.

 

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È una pagina di vita, di storia vissuta traslata all’interno di un racconto a tratti duro, a tratti commovente. Le difficoltà di una famiglia alle prese con un figlio down, due sorelle e Giacomo, autore del libro e di imprese quasi eroiche con il fratellino minore con un cromosoma in più.

Il libro si apre con la nascita di Giovanni e si chiude con la nascita del libro, avvenuta a seguito di un video girato da Giacomo a Giovanni, caricato su youtube e diventato virale in poche ore (non vi dico il titolo, leggete il libro se volete saperlo e lo scoprirete).

In mezzo, pagine ed esperienze quotidiane sconosciute a noi poveri profani senza un fratello speciale. Il 22enne Mazzariol fornisce non solo una visione nuova della realtà, ma la narrazione di momenti dolorosi, di negazione e conflitto, di quell’adolescenza “diversa”, travolta più che da un cromosoma in più, dalla paura che la società ha del diverso.

 

La disabilità è ormai un tema frequente nella narrativa contemporanea. Si pensi a “Se ti abbraccio non aver paura” o “Zigulì”.

Mazzariol entra a pieno titolo in questo filone, senza glorie letterarie ma con più di qualche gloria umana da regalarci.

E il grande merito di aver saputo affrontare un tema così delicato senza banalità, senza luoghi comuni, con uno stile asciutto, semplice e lineare, una scrittura scorrevole e oserei dire coinvolgente.

Recensione di Giusy Geraci

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