LOVE STORY, di Erich Segal

“Che cosa si può dire di una ragazza morta a venticinque anni? Che era bella. E simpatica. Che amava Mozart e Bach. E i Beatles. E me”. Questo è l’incipit di “Love Story”, di Erich Segal, il mio oggetto del desiderio negli ultimi due giorni e che ho finito con un fazzoletto in mano e il viso inondato di lacrime ieri sera prima di dormire. Era già almeno la terza o quarta volta che lo leggevo, negli ultimi vent’anni, ma le emozioni, ogni volta, sono sempre le stesse. Sì, il film con Ryan O’Neal e Ali Mc Graw è famosissimo (e ovviamente fedele al romanzo, dato che Segal trasse la versione narrativa proprio dalla sceneggiatura che lui stesso aveva scritto).
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Sì, parliamo di qualcosa scritto negli anni Settanta, ma che assolutamente è ancora attuale. Sì, è una storia d’amore, ma non è banale né troppo sdolcinata, anzi: le battute tra Jenny Cavilleri (diventato Cavalleri nel film) e Oliver Barrett IV sono ironiche e talvolta pungenti, ma sempre realistiche e mai scontate. La storia è semplice, narrata in modo lineare, non una parola in più né una in meno – chi racconta è proprio Oliver, il protagonista maschile, che regala al lettore un punto di vista originale e schietto, senza fronzoli né giri di parole. Un “classico” che mi sento di consigliare a tutti, perché sono queste le storie che sanno emozionare, incuranti del tempo che passa.
Recensione di Eleonora Saia
LOVE STORY Erich Segal


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