LETTERA A BERLINO Ian McEwan

LETTERA A BERLINO, Ian McEwan
“Quando penso a te, non mi viene in mente solo la cosa terribile che abbiamo fatto. Penso a quel dolcissimo ragazzo inglese che ne sapeva tanto poco di donne e che imparava così splendidamente!
Per quel che ho visto io, uomini e donne non si capiscono mai fino in fondo.
Il nostro amore è stato proprio una cosa speciale. E’ così e non riesco a lasciar finire piano piano i miei giorni senza dirlo, senza renderlo chiaro.”

Quanti scrittori in uno? Quanti stili differenti? Quante storie tutte diverse ma accomunate da una scrittura eccelsa: intrigante, affascinante, velata da una malinconia dolcissima.

Dopo L’Inventore di sogni, Chesil Beach, Macchine come me, ho letto Lettera a Berlino.

La storia è lineare, fino ad un certo punto: Leonard, il protagonista, un timido tecnico inglese, si trova a dover installare una rete in grado di intercettare le comunicazioni sovietiche, proprio sotto la città di Berlino.

Per quasi la metà del libro, la storia si svolge su due piani:

la Berlino sotterranea, fatta di parole d’ordine, controlli, tunnel segreti, uomini addestrati alla guerra, e la Berlino che vive alla luce di un tiepido sole, una città devastata soprattutto psicologicamente da un conflitto mondiale che si è concluso da pochi anni.

Berlino, fino a poco tempo prima, territorio bellico ora territorio di spie in una guerra fredda altrettanto spietata.

 

 

Una sera in un locale, Leonard viene “scelto” da Maria, una giovane donna tedesca, accattivante e piena di vita, con alle spalle un passato fatto di abusi e violenza da parte del marito.

E’ praticamente amore a prima vista, il primo vero e unico amore di Leonard.

Quando sembra che la loro relazione, nonostante il lavoro top secret di Leonard, stia entrando in una routine quasi noiosa ecco che Mc Ewan dà una sferzata alla storia: una svolta che fa rabbrividire, che fa crollare tutto. I due amanti vengono fagocitati da circostanze tragiche di cui sono gli artefici, e addirittura sembrano quasi votati all’autodistruzione.

 

 

 

 

Nelle ultime pagine però, la lettera a Berlino, riappacifica tutto e tutti.

L’amore muove davvero il sole e l’altre stelle, anche quando è un amore travolto dagli eventi, quando sembra un amore impossibile da vivere, alla fine ritrova comunque la forza di risalire, superando gli ostacoli del tempo, della distanza, dei muri.

Solo alla fine della lettura ho scoperto che il titolo originale del libro è “The Innocent” e ho trovato un senso ancora più profondo a questa struggente storia d’amore!

“E se questa lettera si perderà senza che nessuno mai l’apra o la legga, prego Dio di concederci il perdono per il nostro gesto orrendo e lo prego anche di esserci testimone del nostro grande amore e di benedirlo”

Buona lettura!

 

Recensione di Cristina Costa

 

LETTERA A BERLINO Ian McEwan

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