LE SETTE MORTI DI EVELYN HARDCASTLE Stuart Turton 

LE SETTE MORTI DI EVELYN HARDCASTLE, di Stuart Turton

Recensione 1

Ancora una volta mi trovo a pensare che uno scrittore che per la sua opera voglia puntare sull’originalità e sulla curiosità del lettore non possa limitarsi a offrire un intreccio super intricato e super complesso, in cui l’attenzione e la concentrazione del lettore stesso siano continuamente messe a dura prova.

O meglio: non può farlo per 400 e dispari pagine perché altrimenti il lettore medio come me la può prendere davvero male. E finisce che un buon libro come questo o viene mollato per raggiunti limiti di pazienza oppure (nei casi di “capa tosta” come la mia) portato a conclusione con fatica, a discapito dell’obiettività nel giudizio.

 

 

Perché se fosse una ciofeca non ci avrei neanche sprecato parole ma in realtà la trama è intrigante, il tema dell’uomo intrappolato in corpi estranei e spesso ostili che cerca la verità su un antico delitto (e contemporaneamente cerca di evitarne un altro) è interessante, l’ambientazione vagamente gotica è molto ben descritta.

E allora bastava far morire Evelyn “solo” due/tre volte (che pure mi sembrano abbastanza), ridurre il numero di lacchè e di corpi ospiti e soprattutto dimezzare le pagine perché il messaggio fosse chiaro e io fossi contenta. Leggetelo se siete più pazienti di me e vi piacciono gli intrighi intricati, i misteri misteriosi e i fiumi d’inchiostro.

Recensione di Elena Gerla

 

Recensione 2

LE SETTE MORTI Evelyn Hardcastle  Stuart Turton 
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Un’antica dimora di famiglia, Blackheath House, un ballo in maschera, decine di invitati illustri e… L’omicidio come piatto forte della serata. Un omicidio, quello di Evelyn Hardcastle, che si ripete ogni giorno alla stessa ora.

 

Esiste solo un modo per impedire a Evelyn di morire e Aiden Bishop cercherà di salvarle la vita a tutti i costi rivivendo quella stessa giornata, ogni giorno in un corpo diverso per arrivare a smascherare l’assassino.

 

Il rischio di spoiler é altissimo per questo libro perché accennare qualche particolare in piú significherebbe rivelare dei pezzi di trama, pur non volendo.

Posso solo dire che sicuramente è un romanzo molto ben costruito e architettato quasi a tavolino, tant’è  che nelle prime pagine mi sono trovata perfino la mappa con la piantina della casa per seguire meglio lo sviluppo della trama. Direi che potrebbe benissimo essere una via di mezzo tra un giallo, un thriller noir e un saggio di letteratura ergodica, cioè un qualcosa che ad un certo punto ti costringe quasi a prendere in mano carta e penna per tenere il passo con la narrazione, come una sorta di rompicapo!

 

Questo libro è stato paragonato ad una via di mezzo tra il genio di Agatha Christie e Black Mirror… Concordo sulla prima scelta, abbuono in parte la seconda ma mi sento di aggiungere una mia riflessione personale. È come se fosse uscito da una litografia di Escher! Intricato, aggrovigliato e psichedelico.

Recensione di Liliana Tamoni

 

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L’isola dei tesori, dove gli animali sono preziosi

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