LE NOSTRE ASSENZE Sacha Naspini

LE NOSTRE ASSENZE, di Sacha Naspini

“ In verità non avevo mai vissuto la mia vita”

“Le nostre assenze”(Elliot 2012) di Sacha Naspini, uscito tre anni dopo “I Cariolanti”, è una storia di potente intensità che in un crescendo di avvenimenti e impulsi incontrollati è capace di trascinare il lettore nel gorgo oscuro dell’animo umano, all’interno di una vita inquieta e perennemente irrisolta, segnata per sempre da assenze che hanno generato delle privazioni talmente assolute da richiedere un’inestinguibile sete di vendetta, l’unica in grado di spegnere le fiamme di un dolore esasperato e bruciante, penetrato ormai in ogni profonda fibra di chi lo ha subito o crede di averlo subito.

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Il protagonista (senza nome) lo conosciamo fin da bambino. Vive in un paese del grossetano e i suoi genitori sono molto giovani e non in grado di essere per lui una guida sicura né nel presente né in quel futuro incerto che presto gli si srotolerà davanti.

Grassottello e complessato, ha come solo amico Michele che è magro, bello e povero e proviene da quella zona di case popolari fatiscenti da cui le abitazioni della piccole borghesia sono separate da una rete.

Michele vive di “seconda mano” con i vestiti, gli oggetti e i giochi dismessi del protagonista e riceve da lui, con la cattiveria tipica dei bambini, solo disprezzo per la sua misera condizione e per quell’asservimento obbligato con cui deve fare i conti tutti i giorni.

Il nostro protagonista bambino ha un sogno: dimostrare al padre (tombarolo non dichiarato) quanto lui possa essere altrettanto bravo riuscendo a scovare un ricco tesoro etrusco (nella zona sono presenti innumerevoli tombe etrusche ancora da scoprire) così da apportare un benessere stabile alla famiglia e potersi vedere realizzato.

Con la morte del nonno, la prima grande assenza che si trova ad affrontare, quella dell’unico uomo su cui fino ad allora aveva potuto contare, il ragazzino, ormai undicenne, si sente completamente smarrito finchè un giorno il ritrovamento agognato diventa una realtà che può davvero mutare un percorso che sembrava già segnato.

Insieme a Michele cerca di recuperare i tesori da una tomba etrusca situata in un luogo chiamato Buca delle Fate ma gli eventi che scaturiranno da quel recupero cambieranno il corso dell’esistenza di tutti e lo marchieranno per sempre.

Solitudine, tradimento, sensi di colpa e incubi che lo inseguono giorno e notte, mentre tutto il suo vissuto familiare si sgretola e lo inghiotte nelle sabbie mobili del silenzio, del rancore e dell’aspirare a una ritorsione da consumare ferocemente, saranno la determinante della sua vita, del suo cambiare Paese, del suo reinventarsi ogni volta al di sopra dei suoi innumerevoli errori, del suo perenne malessere esistenziale, della spirale di odio ossessivo che può essere sciolto solo da un regolamento di conti cinico e crudele.

Ma tutto quel livore, tutto quel disprezzo, coltivato e alimentato nel cuore, è stato dedicato ad un fatto davvero accaduto o solo al frutto di un terribile equivoco, di un confusionario malinteso nato all’interno della sua anima già provata da tante responsabilità?

La scrittura di Naspini, asciutta, diretta, incisiva come un bisturi, non dà tregua nella sua intenzione di scuotere dal profondo il suo lettore, angosciarlo e prenderlo a pugni duri sullo stomaco per risvegliarlo dal suo torpore, affascinarlo con i suoi personaggi e le loro storie, condurlo nel fulcro di scelte definitive e malfatate, ognuna generatrice di un nuovo tormento che sedimenta su quelli già esistenti.

Ancora una volta una storia singolare, mai scontata, innovativa raccontata da una delle penne più interessanti della Letteratura italiana contemporanea. Da non perdere.

Recensione di Maristella Copula

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