L’APPRODO Shaun Tan

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L’APPRODO, di Shaun Tan (Tunué)

 

Recensione 1

 

Un romanzo grafico senza testo, scelta narrativa inusuale che lo pone a metà tra il fumetto e il libro illustrato, è la mia proposta odierna.

 

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Il protagonista, che intuiamo avo dell’autore, lascia il suo paese ormai quasi completamente in balia di un mostro fatto di ombra e spine; l’uomo è solo e da solo arriva al di là del mare, dove dovrà costruirsi una nuova vita.

 

L’approdo racconta una storia di emigrazione, con una gradevole delicatezza che facilita l’immedesimazione del lettore nelle vicende del protagonista: la narrazione prosegue unendo elementi realistici ad altri fantastici, di vago sapore onirico, che creano un effetto di delicata nostalgia grazie anche alla scelta di utilizzare tinte color seppia, come a voler ricreare l’effetto di vecchie foto o un vecchio filmato.

 

 


Molti, infatti, sono i rimandi cinematografici di questo interessante romanzo: dal taglio delle scene, che fanno pensare a un montaggio, ai richiami al neorealismo di film che hanno trattato la condizione dell’emigrante: non va dimenticato che Tan è anche autore cinematografico, premiato con l’Oscar per il miglior corto d’animazione nel 2011. 

Se una critica si può fare a questo superbo racconto è, probabilmente, la sua visione molto ottimista, eccessivamente forse, che fa prendere alla dolcezza del racconto il tono di un sentimentalismo un po’ scontato, così come fin troppo acritica pare la sua fiducia nella società occidentale, dipinta qui come l’approdo sicuro ma senza che vi sia una reale analisi, mentre inevitabili domande finiscono senza risposta sotto la patina fiabesca del racconto.

 

Non consiglio questa lettura a chi cerchi spunti di dibattito, se non a carattere generale, perché il libro non si pone ne’ come inchiesta ne’ come argomento di discussione critica. La consiglio a chi abbia voglia di commuoversi (forse anche troppo facilmente) ma soprattutto agli amanti delle illustrazioni, vivide, affascinanti e ipnotiche, dalle quali è davvero difficile distogliere lo sguardo.

Recensione di Valentina Leoni

 

Recensione 2

 

Un uomo sta preparando le valigie. Come

ultima cosa prende una foto dallo scaffale, la posa avvolta in un fazzoletto, e infine chiude la valigia. La foto è quella della sua famiglia: ritrae lui, la moglie e la bambina. L’uomo sta partendo, va alla scoperta di un nuovo posto in cui vivere: un posto in cui non avere paura, in cui poter costruire qualcosa, in cui essere felice. È doloroso salutarsi, è lungo il viaggio, è difficile l’approdo in una terra straniera. Non si conosce nessuno, è tutto così nuovo e strano, sembra un mondo alieno. Ci sarà qualcuno che possa spiegare all’uomo come funziona? Dove dormire?

Come chiedere da mangiare?

Come spostarsi?

E a cosa servono questi macchinari strani?

Ma è commestibile questa cosa?

E questo è un animale? Morde?

L’uomo è solo, in terra straniera cerca nuove coordinate. Ma ben presto si accorge che altri sono come lui, e trova aiuto e amici insperati. Amici che possono avere storie simili alla sua: storie di paura e fughe e approdi. Potrà la terra straniera accogliere tutte queste storie? Ci si potrà mai sentire a casa? Si potrà ricostruirsi una vita?

Un silent-book per cui le parole non servono. Anzi: la scelta di non usare parole (i pochi segni grafici che compaiono sono in un alfabeto inventato) è preziosissima e aumenta il senso di spaesamento che si prova in terra straniera. Come il protagonista ci troviamo anche noi per la prima volta in un paese mai visto, di cui non capiamo la lingua, di cui non conosciamo la cultura ne’ il modo di vivere. Lo spaesamento è totale anche per noi, che stiamo “solo” dall’altra parte della pagina.

Un libro sullo sradicamento, sulla speranza di vita, sulle difficoltà dell’immigrazione. E nessuna parola in realtà potrà mai descrivere la profonda emozione che si prova a sfogliare le pagine, a soffermarsi sulle tavole, a provare -anche se per un breve momento- cosa può voler dire “approdare” da qualche parte.

Potentissimo.

Recensione di Benedetta Iussig

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