LA TREGUA Primo Levi

La tregua primo Levi

LA TREGUA, di Primo Levi

IL 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Dal 2005, le Nazioni Unite, dal 2000 la Repubblica italiana riconoscono questa data “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione dei cittadini ebrei, in primo luogo, ma di tutti coloro che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte.

La tregua Primo LeviAncora con lo sguardo rivolto a questi terribili eventi, un romanzo di cui consigliamo la lettura e che Einaudi ripropone in seconda edizione proprio il 27 gennaio di qualche anno fa (2014) è “La tregua” di Primo Levi, numero 174.517 a Auschwitz.

Questo romanzo vinse la prima edizione del Premio Campiello (1963), è il seguito di “Se questo è un uomo”, ed è considerato da molti il capolavoro di Primo Levi.

L’autore descrive il sui viaggio di ritorno a Torino, dopo l’internamento nel Lager nazista, rievocando fatti autobiografici. L’avventura incredibile e struggente tra le rovine dell’Europa liberata – da Auschwitz attraverso la Russia, la Romania, l’Ungheria, l’Austria fino a Torino – si snoda in un itinerario tortuoso, punteggiato di incontri con persone appartenenti a civiltà sconosciute, e vittime della stessa guerra. L’epopea di un’umanità ritrovata dopo il limite estremo dell’orrore e della miseria.

Il titolo dell’opera specifica che questo periodo storico successivo alla fine della guerra non è certo sinonimo di pace, ma di una tregua, appunto. Levi afferma infatti che il Lager si è insinuato a tal punto nell’animo dei sopravvissuti da non permettere loro di uscirne realmente, di dimenticare e abbandonare le abitudini acquisite là dentro. Fra le cose che aveva imparato in Auschwitz, una delle più importanti era, che bisogna sempre evitare di essere “qualunque”. Tutte le vie sono chiuse a chi appare inutile, tutte sono aperte a chi esercita una funzione, anche la più insulsa. Le parole di Mordo Nahum, uno dei personaggi che accompagnano Levi nel libro, sono esemplificative delle leggi di sopravvivenza. Nel capitolo terzo, Primo e Mordo abbandonano il treno per dirigersi verso Cracovia; quando le scarpe del protagonista vanno in pezzi, Mordo spiega a Levi che:

Mi spiegò che essere senza scarpe è una colpa molto grave. Quando c’è la guerra, a due cose bisogna pensare prima di tutto: in primo luogo alle scarpe, in secondo alla roba da mangiare; e non viceversa, come ritiene il volgo: perché chi ha le scarpe può andare in giro a trovar da mangiare, mentre non vale l’inverso. – Ma la guerra è finita, – obiettai: e la pensavo finita, come molti in quei mesi di tregua, in un senso molto più universale di quanto si osi pensare oggi. – Guerra è sempre, – rispose memorabilmente Mordo Nahum.

I consigli del Caffè Letterario Le Murate Firenze, di Sylvia Zanotto

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