LA SCHIUMA DEI GIORNI Boris Vian

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LA SCHIUMA DEI GIORNI, di Boris Vian 

Non solo scrittore, Boris Vian era un artista poliedrico, instancabile, ribelle: trombettista jazz, cantautore, direttore artistico di un’etichetta discografica, ingegnere, traduttore, ha scritto oltre cinquecento canzoni, una decina di romanzi e poi racconti e pièces teatrali. La sua prosa surreale, poetica e disincantata, i suoi neologismi onomatopeici e stravaganti, i dialoghi elementari, le immagini trasognate di una realtà distorta sono alla base di questa favola d’amore struggente e folle, che si intreccia con le passioni di Vian: il jazz, l’antimilitarismo, la filosofia, anche una vena anarchica. Daniel Pennac ha definito La schiuma dei giorni un romanzo da leggere più volte nel corso degli anni: a diciotto anni prevale la griglia interpretativa della passione amorosa, a quaranta quella della critica sociale, a sessanta quella del pessimismo e della tragedia che tutto annulla.

LA SCHIUMA DEI GIORNI Boris Vian Recensioni Libri e News UnLibroLa storia è volutamente semplice: Colin, un giovane bello e ricco, si innamora di Chloé, una bellissima ragazza. Meglio: Colin decide di innamorarsi, incontra Chloé e si innamora. Si sposano, ma poco dopo Chloé si ammala di un male terribile: le cresce una ninfea nei polmoni, e l’unica cura consiste nel respirare il profumo dei fiori. La loro storia d’amore si intreccia con quella dell’amico Chick con la sua Alise, minata dall’ossessione per Jean-Sol Partre; il libro è infatti anche una satira scanzonata e beffarda dell’esistenzialismo di Sartre.

La Schiuma dei giorni straripa di immagini; eccessivo in tutto, è un mondo a colori accecanti e senza sfumature, in cui sono naturali pianoforti che sfornano cocktail, nuvole che nascondono gli amanti, topolini allegri e benvoluti. All’improvviso però tutto cambia, i colori svaniscono, la grande casa di Colin e Chloé si spoglia di tappeti e quadri, le pareti si restringono e opprimono, il mondo si ripiega su se stesso e mostra la realtà grigia della sofferenza e della morte.

Vian ha vissuto intensamente una vita breve, mai soddisfatto di un solo impegno, insofferente delle limitazioni – malato di cuore dall’adolescenza, non rinunciava a suonare la tromba – pieno di passione, di poesia e di crudele visione della vita, come un bambino che osserva il mondo con occhi fiabeschi e cinici. Tutto questo è nel suo libro, scritto con un lessico pirotecnico e surreale che il traduttore Gianni Turchetta ha saputo rendere benissimo, anche se certamente è consigliabile anche la lettura in lingua originale per coglierne tutte le sfumature.

Non ha avuto successo mentre l’autore era in vita: scritto nel 1947, era forse troppo moderno per i lettori dell’epoca; solo di recente è stato rivalutato. Nell’edizione italiana della Marcos Y Marcos, oltre alla prefazione di Ivano Fossati (che ha cantato una delle canzoni di Vian, Il Disertore) troviamo anche una bellissima intervista a Daniel Pennac; il regista Michael Gondry ne ha tratto nel 2013 il film Mood Indigo.

Recensione di Simona Vagaggini

 

 

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