LA RIVINCITA DI GATHERING BLUE Lois Lowry

LA RIVINCITA DI GATHERING BLUE, di Lois Lowry

Estratto

<<Dimmi di nuovo perché gli hai detto di no>> mormorò Kira.
Ripercorrendo mentalmente ciò che era accaduto, la mamma sospirò. <<Sapevo che non avrei avuto un altro bambino>> spiegò. <<Tuo padre era stato preso dalle bestie. Se ne era andato da mesi per cacciare e non era tornato. Ecco perché non sarei più rimasta incinta.
<<Forse>> aggiunse <<prima o poi mi avrebbero dato un orfano da allevare. Ma mentre ti tenevo stretta a me – quando ancora non avevi uno spirito e la tua gamba era così malconcia da farmi capire che non saresti mai stata in grado di correre -, già da allora, i tuoi occhi brillavano. Vidi qualcosa di speciale in quegli occhi…

Commento

E’ la seconda volta che leggo questo libro e sono nuovamente senza parole.

In questo secondo libro della saga, l’autrice ci parla di una bambina “speciale”. Siamo in un futuro che potrebbe poi non essere così lontano: si vive in capanne di fango, in comunità piccole, che hanno ricostruito il possibile dopo la “Rovina”. Unico edificio del passato rimasto intatto è il “Palazzo del Consiglio” ovvero il centro di potere. La stessa protagonista, ad un certo punto, inizia a chiedersi come mai tutto sia andato distrutto tranne quell’edificio.

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Sono molte le domande che si farà Kira nel corso della storia, come una qualunque bambina che osserva ciò che la circonda e vuole capirne il perché.

Solo che Kira trascina una gamba: è nata con una disabilità. Non sarà in grado di lavorare, di sollevare pesi, di essere d’aiuto per gli altri. Le leggi dicono che non ha il diritto di esistere e perciò deve essere abbandonata a morire di fame nella Landa.
Ma sua madre non è d’accordo e riesce a tenerla con sé.
Kira perderà la madre troppo presto e si troverà in un mondo dove non è accettata da nessuno perché non può rendersi utile.
E’ molto significativo il contrasto fra la protagonista e la società fredda dove la vita non è un diritto acquisito alla nascita, ma è un qualcosa da dimostrare.

La mamma di Kira non sbagliava: sua figlia ha qualcosa di speciale. Purtroppo non è l’unica ad essersene accorta.
Non è oro tutto ciò che luccica: questo Kira lo imparerà presto, a sue spese.

Quello che mi colpisce è la delicatezza dell’autrice nell’affrontare certi temi profondi e insidiosi. Al giorno d’oggi quanta reticenza si vede in giro quando si prova ad affrontare, anche solo a parole, il tema della disabilità? Non si chiama più neanche così e sono la prima a chiedere scusa se qualcuno, leggendo queste mia parole, può averle in qualche modo trovate offensive.

In questa storia è descritta una società cinica che nonostante non abbia nulla che si possa definire tecnologico, ha la cattiveria, l’invidia dentro. E’ una società in cui tutti sono uguali, no mi correggo, quasi tutti sono uguali. Il centro di potere è sempre lì, unico edificio scampato alla Rovina. Il parallelismo è troppo diretto per non vederlo.

Come si colloca all’interno di questo tessuto sociale una persona considerata diversa? Una persona senza i requisiti essenziali per essere uguale agli altri?

Insidioso parlarne. Eppure lei ci riesce, presentandoci un prisma di speciali sfaccettature che donerà a Kira un posto in quella società. Solo che se tu sei diverso la società la vedi con occhi diversi. E a poco a poco tanti veli cominciano a cadere. Tanti pilastri, uno dopo l’altro. Solo il Palazzo del Consiglio è lì forte e massiccio, apparentemente senza scalfiture eppure…

Recensione di Rita Annecchino

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