LA RAGAZZA DELLO SPUTNIK Murakami Haruki

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LA RAGAZZA DELLO SPUTNIK, di Murakami Haruki

Recensione 1

Persi nell’immensa metropoli di Tokyo, tre persone si cercano disperatamente l’un l’altra cercando di interrompere l’eterno viaggio circolare della solitudine; un viaggio simile a quello del satellite russo Sputnik, in cui il cane Laika ruotava attorno alla Terra e dirigeva il suo sguardo stupito verso lo spazio infinito.

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Il narratore, un giovane insegnante di scuola elementare, è innamorato di Sumire, che ha incontrato all’università. Ma Sumire ha una sola ossessione: essere un romanziere; Inoltre, si considera l’ultima ribelle, si veste come un ragazzo, legge Kerouac e rifiuta tutte le convenzioni morali. Sumire incontra Myù un giorno ad un matrimonio, una donna sposata di mezza età tanto bella quanto enigmatica, e si innamora appassionatamente di lei. Myù assume Sumire come segretaria e insieme intraprendono un viaggio d’affari attraverso l’Europa che avrà un finale enigmatico.

“Quando le orbite dei nostri satelliti per caso si incrociano, le nostre facce si incontrano. E forse, chissà, anche le nostre anime vengono a contatto. Ma questo non dura che un attimo. Un istante dopo, ci ritroviamo ognuna nella propria assoluta solitudine. Fino al giorno in cui bruceremo e saremo completamente azzerate.”

 

Le tematiche sono quelle tipiche di Murakami, quelle che si ritrovano sempre nei suoi libri, (ho fatto delle ricerche) forse perché in qualche modo autobiografiche: la solitudine (spesso il protagonista delle storie vive da solo), il ricordo, il sogno, la vita parallela in altre dimensioni, l’amore impossibile o non corrisposto.
Murakami ispira sempre la stessa cosa: doppia dimensione e questo non permette mai di incontrarsi e se ci pensate… Trovare la vostra meta’ di mela e’ quasi impossibile… Non parlo solo di amore, ma in senso più lato qualcuno con cui stare bene. Le vite sono sospese, irrisolte, incomplete.

“La persona che è qui con te adesso, non sono veramente io. Circa quattordici anni fa io sono diventata la metà della vera me stessa. Magari avessi potuto incontrarti allora, quando ero ancora completamente io… Ma ormai, è inutile pensarci.”

 

Nella narrazione non si capisce mai cosa è reale e cosa appartiene ad un altro mondo dove quello che qui è impossibile diventa possibile. Realtà tangibili e realtà parallele si mescolano per avvicinarci alle paure e alle motivazioni più profonde dei protagonisti.Il sogno è l’espediente per bypassare la durà realtà:

“Allora che cosa si può fare per evitare di andare a urtare con violenza contro qualcosa (bang!), se non si ha voglia di mettersi a pensare seriamente, e si preferisce stare stesi sul prato a guardare placidamente le nuvole che passano, ascoltando il rumore dell’erba che cresce? Difficile? No: se si segue la logica, la soluzione è piuttosto semplice. C’est simple. Basta sognare. Entrare nel mondo dei sogni e non uscirne più. Continuare a vivere lì per sempre.

Nel mondo dei sogni non è necessario distinguere le cose. Non è per niente necessario. Tanto per cominciare, lì non esistono linee di confine. Perciò nei sogni è difficile andare a urtare violentemente contro qualcosa, e se per caso questo accade, non ci si fa male. La realtà è diversa. La realtà morde.”

 

Il libro è ricco di citazioni,di simboli e metafore.Alla fine non si è sicuri di niente.Ma Sumire è veramente tornata? Il giovane professore si è suicidato per andarla a trovare in un mondo parallelo? Il viaggio sull’isola greca è reale o è stato un sogno.Mi sono impegnato a cercare su internet il significato del finale, ma tutti fornivano interpretazioni differenti, tanto che alla fine ho capito che forse l’intenzione era di lasciare tutto in sospeso. Questo era il mio primo Murakami e, al netto di alcuni difetti, devo dire che mi è piaciuto. Mi è rimasta un’ultima sensazione: sul fatto che Murakami abbia tanta paura di creare personaggi cliché, che inventa personaggi che cercano di essere così originali finendo per essere impossibili?
Recensione di Cosimo Aprile

Recensione 2

“Dietro tutte le cose che crediamo di conoscere bene, se ne nascondono altrettante che non conosciamo per niente.
La comprensione non è altro che un insieme di fraintendimenti.
Questo è il mio piccolo metodo segreto per conoscere il mondo.”

 

Per me ormai Murakami è una certezza, i suoi libri sono sempre una boccata d’aria fresca tra una lettura e l’altra. Appena terminato questo splendido ma troppo breve romanzo sono stata seriamente tentata di consumare tutti i suoi altri lavori non ancora letti ma no, continuerò a centellinarli.

La ragazza dello Sputnik è la storia di Sumire, una giovane impulsiva e dalla vita alquanto disordinata, che sogna di diventare una scrittrice. Sumire è segretamente innamorata di Myu, una donna sposata, bella, più grande di lei e molto ricca, capace però di amare soltanto sé stessa. Le vicende sono narrate da un ragazzo senza nome, un insegnante innamorato di Sumire la quale però non ricambia, considerandolo il suo migliore amico e nulla di più.

 

In un’atmosfera onirica Murakami non ci racconta soltanto un consueto triangolo amoroso, ma la storia di tre solitudini che, pur incrociandosi fugacemente, sono destinate comunque a proseguire ognuna lungo la propria orbita, proprio come satelliti nello spazio, proprio come lo Sputnik(che in russo significa appunto “compagno di viaggio”).

Recensione di Giulia Astarita

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