LA PIOGGIA NERA, di Masuji Ibuse
Nel Giappone dell’immediato dopoguerra, Yasuko non riesce a trovare marito perché sospettata di aver contratto la “malattia atomica”: per sgombrare il campo dai sospetti, suo zio Shigematsu che invece si è ammalato davvero, redige un diario per ricostruire quanto accadde nell’agosto del 1945 nella città di Hiroshima.
Costruito unendo elementi narrativi a finzione letteraria, il romanzo di Ibuse parte dalla descrizione della vita quotidiana dei contadini dei dintorni di Hiroshima, descrivendo con attenzione i loro gesti quotidiani, la natura che li circonda prima e dopo la guerra, rendendo perfettamente la loro inconsapevolezza e il loro stupore nei confronti di qualcosa che non potevano capire, che non potevano affrontare ma che con coraggio scelsero di non fuggire: la storia ci dice che le vittime dell’olocausto atomico rimasero anni all’oscuro della reale entità della sciagura, rimanendone quindi vittime inconsapevoli.
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Quell’umile mondo contadino, verso il quale l’autore nutre un profondo rispetto, fu ferito e spazzato via da un’inaudita forma di violenza e non conosco un altro autore che abbia descritto in modo così preciso e completo quel mondo distrutto, cui rende un omaggio commosso ma senza scadere nel melodramma o nel vittimismo, mantenendo un tono quasi distaccato nella migliore tradizione della narrativa giapponese, che non rinuncia comunque a una straordinaria potenza narrativa.
Faccio una piccola deroga alla mia abitudine di pubblicare la foto della copertina, che in questo caso è sostituita da una foto da me scattata proprio a Hiroshima: io non ho mai trovato le parole per descrivere l’emozione e il turbamento che quella visita mi provocò, ma quelle sensazioni sono le stesse che ho provato leggendo questo splendido libro.




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