Intervista a Gìa Fort Shoping, autore del libro “Quella strana morte”

Intervista a Gìa Fort Shoping, autore del libro “Quella strana morte”

 

Gìa Fort Shoping è il nom de plume di Giancarlo Acquisti, autore e compositore. Studioso di musica del periodo barocco, ha svolto in questo campo un’intensa attività di ricerca e promozione concretizzatasi nella realizzazione della Collana Monografica in CD Audio From Baroque To The Present distribuita in numerosissimi paesi del mondo (www.proclassica.org). Autore di Servizi e Colonne sonore per programmi televisivi di RAIUNO e RAIDUE e di sigle musicali per gli ‘speciali’ del TGUNO, ha pubblicato e prodotto all’estero e in Italia con le più importanti case editrici. Editorialista musicale dei mensili ‘Progress’ e ‘Progress International’ dal 1998 al 2006. Nel 2004 figura nelle classifiche mondiali diffuse dalla major newyorkese ‘eMusic’ tra i dieci musicisti di maggior rilievo del ventesimo secolo.

 

 

Quando e come è nata l’idea di un libro che avesse queste tematiche?

 

È nata In modo del tutto casuale. Mi trovavo in Piazza Cavour e curiosavo tra le bancarelle di libri usati. Attirano sempre la mia attenzione. L’occhio mi è caduto su un vecchio libro di Giorgio VASARI: “Le Vite dei più eccellenti pittori, scultori, ecc.ecc.”. L’ho preso in mano e – casualità o destino? – mi si è aperto alla pagina 639 dove parlava di Raffaello: “…Fu Raffaello persona molto amorosa et affezionata alle donne, e di continuo presto ai servigi loro… onde avvenne ch’una volta fra l’altre disordinò più del solito…”  Tanto più del solito che muore nel letto della sua modella preferita: Margherita Luzi detta “la Fornarina”, una sventola da togliere il fiato. Che i pittori abbiano rapporti intimi con le loro modelle non è un fatto insolito ma che muoiano improvvisamente, in giovane età, nel loro letto… be’, sfido chiunque a non trovar stuzzicante l’argomento. Approfondisco. Le circostanze della morte sono vaghe, strane… pancia dolorante… nausea… vomito… richiamano i sintomi di…    Ho avvertito a livello di inconscio di avere tra le mani qualcosa su cui far galoppare la mia creatività: un COLD-CASE datato 1520.

Ne sono usciti un’Opera Musicale Moderna ed un Romanzo molto più esaustivo con un finale a sorpresa, il coup de théâtre di Shoping, la vera causa della morte di Raffaello. (…secondo lui…)

 

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Gìa Fort Shoping, è un nome di penna. Com’è nato questo nome? Perché ha deciso di scrivere sotto pseudonimo?

 

Me lo ha affibbiato un conduttore televisivo inglese negli anni 70 che, presentandomi, ha tradotto d’istinto il mio cognome in Shopping. Io l’ho poi corretto in Shoping, una sola ‘p’ per creare assonanza con Chopin (debolezze d’artista) Ho poi aggiunto i miei due nomi propri Giancarlo e Fortunato contraendoli in: Gìa e Fort.  Et voilà: Gìa Fort SHOPING.

Firmo con uno pseudonimo la maggior parte della mia produzione, sia musicale che narrativa. Non gradisco stare sotto i riflettori. Mi illudo che mi faccia da schermo.

 

Tra le altre cose, è anche autore, compositore e studioso di musica del periodo barocco. Quando è nata la passione per la scrittura? In che maniera la concilia all’amore per la musica?

 

Musica e scrittura sono nate contemporaneamente e si sono sviluppate parallelamente. Studi musicali classici da un lato, liceo e università dall’altro. Composizioni seriose e canzoncine pop per esigenze di ‘sopravvivenza’, testi per Servizi e Programmi RAI, articoli per riviste e via dicendo.

Musica e scrittura sono un tutt’uno, nascono contemporaneamente, una ‘sponsorizza’ l’altra, si compensano, condividono il rispetto assoluto di una ‘metrica’, perché, in sintesi, testo e musica seguono ambedue regole ritmiche.

Negli ultimi anni ho privilegiato la scrittura, di musica ne ho scritta tanta e vedo, occhieggiando su internet, che ne gira anche troppa. Nella scrittura ho trovato una maggiore libertà di inseguire ‘sulla scopa volante di Gogol’ i miei fantasmi.

 

Giancarlo Acquisti

 

 

Nel suo testo utilizza un linguaggio ricercato. Perché la scelta di un certo tipo di lessico? Tale scelta, secondo lei, allontana i lettori che prediligono letture più semplici?

 

Spero proprio di non allontanarli! E, mi consenta, non mi sembra di utilizzare un linguaggio ricercato. Se così è, lei mi lusinga

La sua domanda però mi porta ad un’altra considerazione sul modo in cui scrivo: probabilmente non sono uno scrittore inseribile tout court nello stile italiano. E questo certo dipende dal fatto che risento dell’influenza di uno stile nord-americano che da sempre ha orientato le mie scelte sia musicali che letterarie. Ho una congenita simpatia per Leo Bernstein George Gershwin, Glenn Gould, Jerry Goldsmith e per i giallisti David Baldacci, Patricia Cornwell, Michael Connelly. Da loro ho assimilato molto.

 

Il suo libro si pone un interrogativo essenziale: la reincarnazione esiste? Lei crede in tale concetto? Se sì in chi vorrebbe reincarnarsi e perché?

 

Temevo questa domanda. Non ho una risposta appagante e mi imbarazza addentrarmi in questo argomento rischiando di ferire la sensibilità di chi mi legge e mi ascolta. Mi limito a dire che ho metabolizzato un’affermazione di Einstein: ‘la materia non esiste, tutto è energia e vibrazione’. Quindi, se noi siamo energia, qualcosa di noi può sopravvivere. Nel mio romanzo introduco il tema, che diventa poi uno dei cardini della narrazione, perché desidero attizzare il fuoco sotto la cenere dell’interesse che tutti abbiamo sul mistero dell’aldilà: Poi ognuno trae le conclusioni che vuole.

Mi reincarnerei In un anacoreta ma, siccome sono un pigro, mercanteggerei per poter disporre dei frugali, essenziali conforti a cui sono abituato.

 

 

 

Il suo è un thriller che si discosta dalla consueta indagine poliziesca. Perché tale scelta?

 

Questo avviene nel mio primo romanzo della Serie: ‘Jey ed Heleonor’: “Quella strana morte in via…”.  Imperniato sulla vicenda Raffaello. Dovevo raccontare della sua imprevedibile fine ed è nato il narratore Shoping, per gli amici Jey, giornalista squattrinato, bevitore di rum, sempre alla ricerca di uno scoop che non riesce mai ad incocciare. Trascinato dalla incontenibile Heleonor si ritrova ad inseguire un vecchio documento e solo casualmente si imbatte in fatti delittuosi. Lo sviluppo delle cose lo trascinano in un mondo per lui nuovo e curioso. Ma che gli rivelerà di possedere doti extrasensoriali. Nei successivi romanzi nasce una sorta di collaborazione con la polizia che si avvale di queste sue doti.

 

Perché ha deciso di dare spazio alla componente sovrannaturale?

 

È un argomento che stuzzica. La sfido a trovarmi una persona che non vorrebbe reincarnarsi. Ma come ho già detto, la tratto con molta discrezione.

 

A chi consiglierebbe il suo libro e perché?

 

Mi perdoni l’immodestia: a tutti, giovani e anziani. È un romanzo scorrevole, coinvolgente, si legge in un fiato. Jey ed Heleonor, due dei nostri giorni, ti fanno trovare a tu per tu con prestigiosi personaggi del mondo rinascimentale, entri nella loro quotidianità. Nel loro correre alla ricerca del documento ti fanno scoprire posti che magari non hai ancora visto e ti ci ficcano dentro. Qualche lettore mi ha scritto che gli ho fatto nascere il desiderio di recarcisi. Altri mi hanno confessato di controllare se esistono veramente. Si tutto vero anche se, il più delle volte, per rispetto della privacy, modifico i nomi.

Mi gratifica leggere di lettori che hanno difficoltà ad interrompere la lettura avvertendo il bisogno di leggere cosa accada nel capitolo successivo. Una critica cinematografica mi ha scritto affermando che è già una sceneggiatura di film. (… ma non se n’è fatto nulla)

 

 

 

Quanto c’è del protagonista in lei e viceversa?

 

Tanto e niente.  È abbastanza usuale che uno scrittore, seppur involontariamente, trasferisca nel suo personaggio trainante qualcosa dei propri tratti caratteriali, vale a dire temperamento, indole, animo; che ne faccia praticamente il suo ologramma. Per quanto mi riguarda, comunque, in due parole, io sono tutto e il contrario di tutto. A volte mi vorrei dimettere da me stesso.

Però, a differenza di Shoping, al rum preferisco il whisky e sono un cioccolata-dipendente.

 

Heleonor è liberamente ispirata ad una donna che ama nella realtà o è frutto totalmente della fantasia?

 

In Heleonor c’è una traccia di mia moglie con tutte le sue numerose positività e concretezze e le sporadiche ‘lunaticità’.

 

Dal suo libro è stata tratta l’Opera musicale “Raffaello e la leggenda della Fornarina”. Com’è nata l’idea di un adattamento in musica? Che emozione ha provato a vederla in scena?

 

Praticamente si è sviluppato tutto in modo parallelo. Nell’Opera Teatrale lo sviluppo della trama è stato necessariamente più contenuto, ma arricchito da scenografie, costumi e soprattutto musiche. Il pubblico lo ha accolto molto bene.

Debuttare con un’opera al Teatro Argentina ti fa attraversare stati di apprensione, trepidazione, eccitazione ed emozione. Un cocktail esplosivo. Alla fine ti ritrovi esausto. Se pensi poi ai compositori che ha ospitato negli anni… ne esci stravolto. Le repliche successive, in altri teatri, sono routine.

La stesura del romanzo l’ho vissuta in termini più sereni e approfonditi perché mi ha dato modo di spaziare e spendere tanta ‘merce’ che avevo nello zaino.

 

Giancarlo Acquisti

 

 

Quali sono i suoi progetti letterari futuri? A che genere le piacerebbe dedicarsi in futuro?

 

Non ho idea, vivo alla giornata, un giorno acceso un altro spento; uno sull’altare e un altro nella polvere.  Chi mi è vicino non ha una vita facile. Se un giorno mia moglie, improvvisamente, decidesse di mollarmi… non potrei darle torto, a volte mi mollerei da solo.

Intendo scrivere ancora se mi sarà possibile. La mia strana longevità la devo anche a questo.

Terrò in vita i miei due personaggi, hanno ancora tante cose da dire. E poi ho notato che i lettori si affezionano ai personaggi che gli proponi.

Ho a buon punto una raccolta di biografie di musicisti classici, affrontate in modo distensivo: “Musica, Musicisti e Musicanti” Un Excursus Soft fra Storia, Leggende, Miti e Fantasie”

Scriverò ancora. Certamente. È un modo come un altro per passare il tempo, per intrattenermi con me stesso e con qualcun altro che mi legge, magari per provocarlo, senza sensi di colpa perché è tutta roba che si sbriciola nel nulla velocemente. Da sola.

Gìa Fort Shoping (per gli amici Jey)

 

Intervista di Lisa di Giovanni

 

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