IL CONFINE Don Winslow

IL CONFINE Don Winslow

IL CONFINE, di Don Winslow

Non osavo immaginare che dopo due meravigliosi tomi come “il potere del cane” ed “il cartello” Don Winslow riuscisse a concludere la trilogia con l’ennesimo capolavoro.

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Dopo aver letto sue numerose interviste, secondo me, Winslow in questo libro descrive quella che è la sua idea di lotta al narco traffico, suggerendo di non colpire le figure apicali dei cartelli, ma bensì di seguire l’enorme flusso monetario che dagli Stati Uniti raggiungono il Messico.

Come lui ci rappresenta infatti “gli oppiacei vengono presi per sconfiggere qualsiasi tipo di dolore, fisico, emotivo ed economico e non ci sarebbe alcuna produzione di droga in Messico se non fossero i consumatori di Wall Street”.

 

Per raccontare questa sua visione, Don Winslow utilizza il suo classico stile narrativo iper realistico, per esempio a volte romanzando fatti realmente accaduti (come la Strage di Ayotzinapa), altre volte citando morti per overdose di attori famosi (Philip Seymour), infine descrivendo sotto falso nome personaggi molto attuali (per esempio un presidente alla casa bianca che fa politica su twitter e minaccia di costruire muri col confine messicano ….).

E’ anche un libro politico che tratteggia con inesorabile oggettività una Società americana corrotta nella politica e malata terminale, facendo una descrizione minuziosa a partire dal tossico più disperato, fino al centro del potere politico ed economico.

Anche gli scenari completano alla perfezione la storia, evidenziando un Messico descritto nei minimi particolari: la paura della povera gente, la polizia corrotta, i cadaveri appesi ai tralicci o fatti a pezzi per le strade, di contrasto con i party lussuosi dei narcos a base di cocaina, alcol e prostitute.

 

C’è poi il mondo delle carceri raccontato come attraverso una telecamera: gli equilibri tra bande, i codici, i tatuaggi e le strategie per avere protezione da fuori.

Insomma un libro dalla mole imponente (916 pagine che scorrono come l’acqua corrente) ma vi assicuro che l’attesa dell’epilogo non è mai stata così piacevole.

Recensione di Federico Poccetti

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