I PESCI NON ESISTONO Lulu Miler

I pesci non esistono

I PESCI NON ESISTONO, di Lulu Miler

 

I pesci non esistono
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Il secondo principio della termodinamica sostiene che, in natura, tutto tende al Caos, e questo lo ricordavo. Sono andata, infatti, a riprendere il primo testo su cui l’ avevo studiato, “Chimica fisica 3” e, di lato, accanto alla formula, avevo scritto: “l’universo è un sistema irreversibile e tutti i sistemi irreversibili tendono spontaneamente al caos” (che poi è stata la mia scusa per anni con mia madre per giustificare il casino in camera mia.

E lei puntualmente rispondeva: io la termodinamica non la conosco quindi non è vero!). Ecco, mia madre si opponeva al mio personale caos, come il tassonomista David Starr Jordan si opponeva al Caos che, spontaneamente ed irrimediabilmente, inghiotte l’universo e con lui la magnifica cornucopia di creature che lo abitano. Lui metteva ordine nel mondo, in particolare nel mondo dei pesci, cercando di ricostruire la genesi che ci ha condotti al qui e ora, catturando e catalogando pezzi di natura.

 

 

“La vita andava affrontata, un respiro alla volta, ammettendo la propria insignificanza e trovando, nonostante tutto, la gioia.”
Ci si mette un po’ a capire perché la Miller abbia concentrato le sue ricerche su Jordan: ammirava la sua grintosa ostinazione, quel “senso della vita” nascosto nel riordinare il Caos che dava luce anche ai giorni più bui. Perché la vita di Jordan è stata una guerra contro l’entropia, contro quel caos secondo termodinamico che cercava di abbattere la sua famiglia e il suo lavoro.

Questo è solo una parte del lavoro che la Miller costruisce attorno a questa figura, spostandosi tra biografia, autobiografia, saggio scientifico e filosofia, passando per il giallo. Si interroga su quel senso della vita di cui aveva chiesto, al padre, a sette anni, ricevendo una risposta che l’ha portata poi ad avvicinarsi a Jordan e alle sue teorie. A scoprire cose impensabili.

 

 

Ma soprattutto: i pesci esistono? Se non esistono cosa succede all’ordine e alla scala con la quale i tassonomisti vogliono classificare il mondo?
Si può andare oltre a quanto si creda sia corretto perché così ci è stato insegnato? Cosa può succedere se si riesce ad andare oltre?

Questo libro è denso di domande e di riflessioni e potrei stare qui a parlarvene per giorni… però sarebbe inutile, oltre che impossibile, quindi mi sento di suggerirvi: leggetelo. Pensate. Fatevi delle domande, riflettete sulle risposte.
Perché questo libro (non saprei come classificarlo, ma dopo averlo letto ho dei dubbi anche sulla classificazione dei libri) non può che lasciare una traccia profonda del suo passaggio.

Recensione di Chiara Carnio

 

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