I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER Wolfgang Johann Goethe

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I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER, di Wolfgang Johann Goethe

Da tempo ho nella libreria della mia casa paterna questo bel volumetto che avevo letto tanti anni fa, ma che ho rispolverato attualmente, perché niente affatto difficile da leggere. Sarà la buona traduzione, sarà che i romanzi epistolari o, comunque, romantici e struggenti mi hanno sempre attirata, coinvolgendomi emotivamente, ma, credetemi, quest’opera di Goethe è un libro che vale davvero la pena leggere. Anche chi storcerà il naso di fronte ad un romanzo epistolare, per di più così “antico” come questo scritto nel 1773, perché magari è abituato a leggere solo libri di autori contemporanei, non potrà rimanere indifferente di fronte alla lettura di un’opera simile, scritta con grande cura ed eleganza, come solo un raffinato poeta-romanziere-drammaturgo, come Goethe, poteva fare.
Inoltre, questo romanzo, largamente autobiografico, deve la creazione ad una serie di sfortunati episodi d’amore non corrisposto dello stesso Goethe, oltre che per il suicidio di un amico, disperatamente innamorato di una donna sposata.
Tutti questi eventi fecero sentire allo scrittore l’urgenza di liberarsi da questo peso che gravava sul suo animo. La tempesta e l’assalto (sturm und drang) goethiani trovarono quindi piena soddisfazione sulla carta, con la stesura del romanzo epistolare I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER, pubblicato nel 1774.

I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER

Di trama vera e propria non si può parlare, in quanto non è altro che la trasposizione letteraria dell’innamoramento di Werther (Goethe) verso Charlotte Buff, chiamata affettuosamente Lotte, la quale è però, come nella realtà, promessa sposa ad un altro giovane, del quale, nel corso del romanzo, ne diverrà moglie.
L’incapacità, da parte di Werther, di accettare che la donna per lui non potrà avere altro sentimento che la sincera amicizia, lo porterà progressivamente alla disperazione, quindi al suicidio.
Il WERTHER è un romanzo di genere epistolare, simile a quello che, anni dopo, pubblicò Ugo Foscolo in Italia, Le Ultime Lettere di Jacopo Ortis (1798), ispirandosi proprio all’illustre esempio che l’aveva preceduto.
Steso di getto dallo scrittore tedesco, la prima parte del romanzo è composta da lettere inviate dal protagonista ad un amico editore, Wilhelm; mentre, nella seconda, le missive si alternano a brevi narrazioni inserite dall’amico, che ha raccolto tutto il materiale riguardante il povero Werther, pur di ricostruire accuratamente gli ultimi momenti di vita del caro estinto.

Il PERSONAGGIO WERTHER è un giovane uomo passionale, un “titano della sensibilità”, il quale proprio a causa di questa sua peculiarità, non è mai riuscito ad inserirsi e a vivere “normalmente” nella realtà della vita, con le sue gioie e i suoi dolori. Essendo dotato di eccessiva sensibilità, troppo pura per interagire con il mondo esterno, Werther è un tipo che fantastica e si logora speculando sul pensiero e sull’analisi dei fatti, così come si sono compiuti. È sì, una proiezione biografica che Goethe fa di sé stesso, nelle vicende accadute a Werther e nella sensibilità estrema, che lascia delineare pienamente l’identità dell’autore, ma solo fino ad un certo punto. Non sono del tutto combacianti l’esperienza e la personalità di Goethe a quella della sua creazione. Questo elemento verrà fuori nella seconda parte del romanzo.

LA REAZIONE DEL PUBBLICO di fronte alla novità di un romanzo dotato di una propria caratteristica bellezza artistica, come il WERTHER, fu immediata. L’opera fece subito scalpore per la sua materia inedita, per la situazione così vicina alla realtà di quei giorni, oltre che per l’enfasi con cui veniva messa in evidenza la passionale sensibilità del protagonista: l’opera di Goethe scatenò una vera e propria moda alla Werther.

Il wertherismo, di fatti, imperversò su tutti i piani: da quello dell’abbigliamento, che impose d’indossare frac turchino, coi calzoni e il gilet gialli, a quello, soprattutto, della malattia morale che scatenò una vera e propria epidemia di suicidi. Tanto che il romanziere dovette precisare che il suicidio del giovane Werther non era da intendersi come un atteggiamento di soccombente impotenza alle contrarietà della vita, che era possibile risolverle solo togliendosi la vita, bensì come una vera e propria condanna di esso. Il suicidio, considerato da Goethe era quindi un atteggiamento vile, che non permetteva di reagire e vedere oltre ciò che il presente proponeva. La vita continuava, pur con le delusioni di tutti i giorni…

 

 

 

Per questo Goethe non può essere identificato con la sua creatura, il giovane Werther.

Nella SECONDA PARTE del romanzo, ciò diviene ancor più evidente, soprattutto nelle parti narrative intercalate a quelle epistolari, attribuite all’amico editore del protagonista. È qui chiaramente percepibile, infatti, l’atteggiamento di rifiuto e il distacco dalla precedente posizione, ben lontana dall’idea del suicidio wertheriano. Il tono usato nella stesura di questa seconda parte è ben diverso, oltre che lucido e conscio, rispetto alla precedente, amaro sfogo di pura lirica, testimoniante il motivo per cui Goethe non ha mai contemplato concretamente l’idea di suicidarsi: grazie ai tormenti vissuti in prima persona, lo scrittore ha dominato la sua stessa materia e la sua lirica inclinazione alla malinconia amorosa, trasformandola in un romanzo di successo, il primo romanzo psicologico che la storia della letteratura europea ricordi, nel quale l’autore esamina debolezze e incertezze di Werther, cioè un sé stesso di primo pelo, quando cioè non si era ancora liberato così brillantemente dalle sue giovanili ambiguità persistenti nel periodo pre-wertheriano.

 

In una cosa però WERTHER assomiglia come una goccia d’acqua al suo creatore: egli è un malato di letteratura, ma non in modo così patologico da viverla in modo distorto. Goethe è altrettanto sensibile, sì, ma è anche un mostro di bravura letteraria, seppur, all’epoca, ancora inconsapevole. Pur essendo ancora così giovane e inesperto in fatto di scrittura di romanzi, l’autore tedesco fonda il suo eroe su modelli letterari che si richiamano addirittura ad un grande come Omero, se non a personaggi biblici, come quelli che popolano la fantasia di Werther nella prima parte del romanzo; altre fonti d’ispirazione sono ancora, per Goethe, l’Ossian di Walter Scott e la tragedia “Emilia Galotti”, di Lessing, nella seconda parte.

 

 

La CRITICA ha spesso tentato di dare al romanzo di Goethe delle spiegazioni extra-letterarie, come, ad es. ritenendo il WERTHER la reazione ad una situazione sociale, se non a una crisi religiosa o politica.

A Goethe interessava, invece, solo e sempre quello che era riuscito ad ottenere dalla stesura di questa sua opera prima sotto forma di romanzo epistolare: il superamento estetico che ha fatto di essa un’opera d’arte perfetta, primo modello letterario che ispirò altri grandi europei a cominciare dal nostro Foscolo.

 

La più alta espressione lirica che Goethe ci lascerà, però, sarà il romanzo in prosa LE AFFINITÀ ELETTIVE.

Non mi resta, dunque, che consigliarvi caldamente questo bel romanzo del tardo ‘700, trovabile in ottime traduzioni e per diverse case editrici.

 

<< E tu, anima buona, che soffri il suo stesso dolore, attingi conforto dalla sua sofferenza e fa’ che questo libretto ti diventi amico, se per destino o per tua colpa non puoi trovarne uno più vicino >>.

 

 

Recensione di Lena Merlina

 

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