GLI INVERNALI Luca Ricci

Feltrinelli KOBO Fomia maggio

GLI INVERNALI, di Luca Ricci (La nave di Teseo – ottobre 2021)

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Un romanzo molto particolare, un romanzo per lettori forti, per chi è affascinato dal concetto stesso di letteratura, per chi vuole indagare il mondo che si cela oltre la pagina del libro, quello degli scrittori, degli editori, dei critici, degli addetti all’ufficio stampa, dei salotti letterari…

Ricci, che questo mondo lo vive dall’interno, ce lo dona sotto forma di battaglia dialettica, attraverso fitti dialoghi che non le mandano a dire, sviscerando tutto il marcio che si nasconde sotto il tappeto del terziario culturale.

Un girotondo di personaggi tutti appartenenti al mondo della scrittura, dell’editoria, della critica, i cosiddetti “intellettuali” che in realtà vivono di sentimenti molto più beceri, bassi, di gelosie, di vendette, di capricci, tutti orientati verso un unico punto comune: il successo, il potere, la fama.

Un mondo guasto, autoreferenziale, ipocrita.

Uno scrittore in crisi.

Una docente universitaria raccomandata.

Un editore vicino al fallimento.

Un’addetta all’ufficio stampa insicura e depressa.

Un critico letterario che si sente onnipotente.

Una scrittrice decaduta.

Una scrittrice rosa che sforna bestseller.

Un giovane esordiente aggressivo e disposto a tutto.

Questo coro di voci (ascoltate rigorosamente due alla volta) si staglia sullo sfondo di una Roma invernale, ma Ricci ci dice che l’inverno a Roma non esiste, è solo una differente modulazione dell’umido: “è la storia delle cose che abbiamo sepolto”.

E proprio per questo, forse, che a differenza degli altri due (Gli autunnali e Gli estivi) questa volta la “stagione” è in sordina, è meno protagonista, lascia il passo agli “interni”.

“L’inverno a Roma non ce la fa a costituirsi come una stagione autonoma, è solo il funerale dell’autunno, le foglie rimaste sui rami sono incartapecorite, quelle a terra imputridiscono.”

Non ci sono neanche ossessioni amorose (un po’ la cifra ricciniana), o deliri di uomini infelici e disperati alla ricerca di un amore che non esiste (vedi “Gli autunnali” e “Gli estivi”), no… stavolta siamo al cospetto dell’uomo e delle sue relazioni (di coppia e di potere) all’interno di un microcosmo editoriale molto simile ad una giungla.

Non c’è quell’atmosfera decadente dei due precedenti lavori, si respira un’aria più frizzante, più feroce.

È un libro veloce, che ha un ritmo incalzante, per certi versi è divertente proprio perché “cattivo”, leggendolo mi sono chiesta quanto ci sia dell’autore qui dentro, quanti sassolini dalle scarpe si sia tolto, quanto reale risentimento verso certe dinamiche, ingranaggi di cui lui stesso fa parte…

Durante la lettura, io lo vedevo (Ricci) e lo sentivo pronunciare tutte le battute dei suoi personaggi, stavolta lui non era dietro le quinte, era sul palco.

Non so se questo libro possa arrivare (e piacere) proprio a tutti, di sicuro a me sì, io l’ho trovato molto interessante, sarcastico, pirotecnico, brillante come una commedia, pungente come alcune pièce teatrali della Reza (anche se lei è inarrivabile), cinico e disincantato come è nella natura di Ricci, ma anche sorprendente, imprevedibile e spietato come la vita.

Direi un ottimo terzo volume della “Quadrilogia delle stagioni”… aspettando i primaverili.

Recensione di Antonella Russi

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