FACTORY GIRL Nadia Busato

FACTORY GIRL, di Nadia Busato (SEM – maggio 2022)

 

Della stessa autrice avevo letto pochi mesi fa Non sarò mai la brava moglie di nessuno, un libro intenso che si interroga sulla morte e sulla malattia mentale e che prende le mosse dalla famosa foto di Evelyn McHale suicida dall’Empire state building. Avevo trovato nell’autrice una rara capacità di studio delle fonti legata ad uno stile colto e certamente mai banale.

In Factory girl il percorso creato dalla Busato è per certi versi simile. Attraverso l’espediente del romanzo biografico affida ad Ultraviolet, vicina a Warhol per anni, il compito di raccontare la Factory ma soprattutto di recuperare la memoria di donne belle e spesso dannate che di quella Factory e di Warhol stesso hanno fatto la fortuna per poi essere abbandonate e spesso dimenticate o oltraggiate in un perverso gioco di damnatio memoriae.

Meraviglioso e tragico il ritratto di Edie Sedwgick, splendido angelo diafano e musa di buona parte della produzione cinematografica di Wharol, amica e amante di Bob Dylan e morta suicida oppressa dai suoi mostri.

Intenso e colmo di verità scomode il racconto su Valerie Solanas, consegnata alla storia come la pazza disadattata che sparò a Wharol ma che in realtà è una donna di una intelligenza straordinaria, lucida e visionaria che con il suo SCUM ha contribuito enormemente al movimento femminista della fine degli anno 60.

L’unico che esce male da tutta la narrazione pare essere proprio Warhol, misogino, anaffettivo e tremendamente legato al denaro e alla fama, nonostante l’autrice tenti proprio in calcio d’angolo di giustificarne i comportamenti in parte, attribuendo molte delle sue odiose caratteristiche ad una infanzia dura ed emarginata.

Factory girl è un libro che consiglio a tutte quelle persone curiose che non amano fermarsi alle apparenze e anche a tutti gli appassionati di musica che dentro vi ritroveranno eventi storici come la formazione dei Velvet Underground, frutto questo si, della parte geniale di Warhol.

“Non oggi, ma tra cinquant’anni, quando qualcuno vorrà capire perché l’America è andata in Vietnam, ha inquinato il pianeta fino a renderlo inabitabile, ha reso il petrolio più prezioso della vita umana, ha inscatolato e categorizzato ofni aspetto dell’esistente, perché la fine della Guerra Fredda non è stata l’inizio della prosperità e della pace, perché l’Era dell’Acquario era solo una trovata pubblicitaria per i figli sbandati della middle class, […], quando qualcuno vorrà capire cos’erano gli anno Sessanta e perché sono stati sprecati nella direzione sbagliata, guarderà Kitchen e lo capirà. “

Recensione di Annachiara Falchetti

FACTORY GIRL Nadia Busato

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