CIÒ CHE INFERNO NON È Alessandro D’Avenia

Ciò che inferno non è Alessandro D'Avenia Recensioni Libri e News UnLibro

CIÒ CHE INFERNO NON È, di Alessandro D’Avenia

In un’intervista ad un quotidiano, lo scrittore Alessandro D’Avenia ha dichiarato che un’unica immagine ha generato il suo libro “Ciò che inferno non è”, improntato sulla figura di Padre Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia nel 1993, il giorno in cui compiva 56 anni: il sorriso che il sacerdote fece al suo assassino (Salvatore Grigoli) che stava per sparargli, quel sorriso che impedirà all’uomo di dormire per lungo tempo, lo inviterà a meditare facendolo diventare poi collaboratore di giustizia e lo convincerà ad intraprendere un cammino di redenzione.

Il racconto dell’ultima estate di Padre Pino Puglisi, che fu professore di religione dell’autore e dei suoi fratelli al Liceo Vittorio Emanuele, si intreccia con quella del diciassettenne Federico, figlio di una famiglia benestante, amante della Letteratura Classica, in procinto, dopo la scuola, di partire per Oxford a perfezionare il suo inglese, sulla stessa strada già percorsa dal fratello Manfredi, specializzando in Neurologia.

Ciò che inferno non è Alessandro D'Avenia Recensioni Libri e News UnlibroPadre Pino Puglisi, ribattezzato 3P dai suoi alunni, convince Federico a dargli una mano come volontario tra i bambini del quartiere palermitano del Brancaccio, un quartiere completamente in mano a Cosa Nostra e dominato dalle dure leggi della sopraffazione, del ricatto, della morte. La vita di Federico, dopo aver conosciuto una realtà dell’esistenza che non credeva possibile, non sarà più la stessa fino al tragico epilogo che, nonostante il dolore impotente e la rabbia, non riuscirà mai più a cancellare dal suo cuore gli insegnamenti di quell’uomo semplice che era capace di donare a tutti amore vero e di combattere per tutti, anche da solo, con ostinata determinazione.

Un romanzo che non parla di Mafia, ma parla di ognuno di noi, di quella possibilità di poter tornare a guardare le cose con gli occhi di quando eravamo bambini per avere la capacità di “riconoscere anche in mezzo alla polvere ciò che inferno non è”.

Un libro di formazione per ragazzi e per adulti, con delle belle e toccanti pagine sulla figura di questo sacerdote eroico, capace di trovare il sacro in ogni cosa. Unica pecca del libro è il modo di scrivere dell’autore, troppo infarcito di belle frasi, di insegnamenti su norme e principi, metafore e aforismi vari, persino poesie. Anche il personaggio di Federico, che dovrebbe essere la trasposizione letteraria dello scrittore, è poco credibile e parla e pensa come mai nessun adolescente farebbe, nemmeno quello più sgobbone o appassionato di poesia e letteratura, un difetto riscontrato, a suo tempo, anche in “Cose che nessuno sa” dove pure i bambini di cinque anni parlavano come filosofi navigati.

Nel complesso, la figura di Pino Puglisi, i bambini del Brancaccio e tutti i suoi abitanti, buoni e cattivi, emergono dai fiumi di parole dell’autore e trascinano il lettore all’interno delle loro vite con una crescente empatia che travalica la forma espressiva usata. La figura di Padre Pino, capace di sorridere al suo carnefice mentre va incontro alla morte, ci fa capire che forse e per davvero “le persone che sanno morire possono insegnarci come vivere”.

Recensione di Maristella Copula

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