Ci lascia a soli 56 anni Marjane Satrapi, la ricordiamo con Persepolis il graphic novel che l’ha resa famosa

Ci lascia a soli 56 anni Marjane Satrapi, la ricordiamo con Persepolis il graphic novel che l’ha resa famosa

 

Persepolis Recensioni Libri e News

 

“Persepolis” non so se definirlo un vero e proprio libro. È il primo “romanzo” a fumetti che leggo.

Un fumetto storico/autobiografico. Ma è bello. Racconta la Rivoluzione Islamica vista attraverso gli occhi di Marjane, nata a Rasht, in Iran, prima bambina, poi adulta.

È vero, Marjane diventa grande e Persepolis racconta anche il mondo occidentale negli anni dell’adolescenza della protagonista, costretta ad allontanarsi dal proprio Paese per via della dittatura opprimente, soprattutto verso le donne, del suo Paese.

Il linguaggio è semplice e spontaneo. Leggendo viene voglia di conoscere la storia attraverso altri punti di vista, non solo ciò che i giornalisti hanno raccontato. I disegni sono simpatici, non troppo curati nei dettagli, in bianco e nero, ma efficaci.

Il libro è diviso in 4 parti: l’infanzia della piccola Marjane in Iran, l’adolescenza prima in Iran e poi a Vienna e, infine, la maturità, il ritorno in Iran, il matrimonio, le scelte di vita e il sogno di un futuro migliore.

Il carattere di Marjane è amabile ma non è facile; è una ribelle, è sincera, indipendente, è una rivoluzionaria e si scontra più volte con le sue insegnanti, zelanti figlie della Rivoluzione. A sostenerla ci sono sempre il padre, la madre e la nonna; il pensiero di non deluderli anche quando la vita la porterà a compiere le scelte più sbagliate, il sogno di un futuro migliore.

Gli ideali rivoluzionari e del femminismo, i racconti dei prigionieri politici, le proteste di piazza, l’avvento

del regime teocratico e la chiusura delle scuole straniere, l’introduzione dell’obbligo per le donne di indossare in pubblico il chador, i viaggi in Europa, il trasferimento in Europa, in Austria, lontana dal regime la guerra… Senza pudore, Marjane racconta ogni esperienza con ironia e semplicità. Non teme di esprimere ciò che realmente pensa. Fra una vignetta e l’altra ama inserire dei simpatici asterischi per spiegare ciò che non è chiaro a chi non conosce la cultura iraniana o la lingua tedesca.

E, accanto al suo malessere interiore per non sentirsi mai realmente se stessa in Austria (perché è cresciuta in Iran), né in Iran (perché è cresciuta in Europa), il malessere per la guerra.

Una guerra terribile e piena di contraddizioni.

“Si può perdonare ma non si deve dimenticare”.

Recensione di Erika Polimeni

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