CARA GIULIA. Quello che ho imparato da mia figlia Gino Cecchettin con Marco Franzoso

CARA GIULIA. Quello che ho imparato da mia figlia, di Gino Cecchettin con Marco Franzoso (Rizzoli – marzo 2024)

Recensione 1

Recensione – Cara Giulia di Gino Cecchettin
Alcuni libri non si limitano a raccontare: interrogano, scuotono, restano. Cara Giulia è uno di questi. È una lettera che nasce dall’abisso del dolore, ma si fa testimonianza civile, chiamata etica, atto d’amore. Un padre scrive alla figlia, non per aggrapparsi alla vendetta, ma per cercare senso, per trasformare il lutto in un’eredità collettiva, con una voce limpida e coraggiosa.

Gino Cecchettin scrive alla figlia con una tenerezza che disarma. Giulia, tra queste pagine, è viva, è reale, è una ragazza che ama i dettagli, che colleziona meraviglie, che adora la letteratura, la libertà, la bellezza. È luce e dolcezza, intelligenza e ironia, un’indomabile sognatrice.

Ogni riga è intrisa d’amore, ogni frase è una carezza posata su una profonda ferita. Non ci sono urla, né rabbia, ma ci invita a guardare più a fondo, a non girarci dall’altra parte.

Cara Giulia ci obbliga a fermarci e a chiederci cosa possiamo fare per non dover più scrivere lettere come questa. La risposta è educare al rispetto autentico, alla libertà interiore, alla capacità di vedere l’altro non come un’estensione di sé, ma come un essere autonomo, inviolabile.

Educare a riconoscere i confini, ma anche a tollerare la frustrazione, a vivere il rifiuto non come una minaccia, ma come parte integrante della relazione umana.
E dobbiamo farlo partendo dalle famiglie, dalla scuola, dalle parole che si scelgono, dai silenzi che si rompono, dagli sguardi che accolgono. Ogni ragazzo ha bisogno di essere ascoltato davvero, non tra un impegno e l’altro, non nei ritagli di tempo, ma ora, sempre, perché ogni istante è prezioso e dietro una frase, un gesto, un’espressione, può esserci un mondo che chiede aiuto o, semplicemente, presenza.

Questo libro è un invito a non rimandare più, a dire oggi le parole che contano, a scegliere ogni giorno la cura, l’ascolto, la vicinanza.

Tra le pagine, rimane impressa quell’immagine commovente: diecimila persone in silenzio, i campanelli che suonano all’unisono, un ultimo saluto alla gioiosa Giulia, con quella sua luce capace di illuminare anche il momento più buio.

Cara Giulia è un’esperienza che ti entra dentro e ti cambia, ti apre gli occhi e il cuore, ti costringe a guardare davvero, a sentire quell’atroce sofferenza, che non può lasciare indifferenti. È un impegno che diventa parte di noi.

Recensione di Adriana Sardo

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Recensione 2

La storia di Giulia, ormai di dominio nazionale da mesi, ci è stata raccontata molteplici volte negli svariati studi televisivi, nei telegiornali, nelle manifestazioni come l’ennesimo caso di femminicidio, uno dei più strazianti vista la giovane età della vittima.

Gino,il papà coraggio si arma di grande forza e scrive questo libro per raccontarci di Giulia come nostra figlia, nostra sorella, nostra amica, nostra vicina di casa, nostra compagna di scuola, nostra studentessa….

Giulia è di nuovo una bambina dolcissima, timida ma risoluta che si distingue sin da subito a scuola per il merito e per l’empatia nei confronti dei suoi coetanei. Giulia è una ragazzina legatissima alla mamma, che divide con lei il gelato e la pizza,con gusti diversi in maniera tale che possano scambiarseli.

Giulia colleziona peluches, appena glie ne regalano uno nuovo, insieme alla sorella, sceglie una sfilza di nomi buffissimi tra cui pescare quello della new entry.

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Giulia colleziona le scatole di latta e di alluminio. Le mette una nell’altra, vicine, ognuna prima o poi le servirà a contenere qualcosa.

Giulia è molto brava in lettere, adora il greco ed il latino ma sceglie di iscriversi ad ingegneria biomedica per avere una più alta possibilità di trovarsi un posto di lavoro e riuscire ad empatizzare con le persone, come le viene facile, vuole avvicinarsi all’assistenza dei pazienti che dovranno farsi impiantare una protesi.

Giulia trova il lato umano anche in questo versante.

Il suo corso di studi è stato eccellente.

Giulia ha finito la tesi e proprio quella sera voleva farla leggere al suo papà.

Alla sua mamma no, perché da poco un brutto tumore glie l’ha strappata via.

Giulia ha affrontato questa grave perdita, ha supportato il suo adorato papà, lo ha spinto a riprendere la sua vita,ad iscriversi di nuovo ad un corso di ballo perché questo lo rendeva felice.

Poi un giorno Giulia è uscita, come usciamo tutti noi, come esce nostra figlia, nostra madre, nostra sorella, la nostra amica e non è più tornata.

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Il papà ad una certa ora ha provato a chiamarla ma Giulia risultava non raggiungibile.

Gino ha pensato subito che fosse con le sue amiche a festeggiare il giorno prima della laurea.

Pensava fosse una ragazzata, che almeno una volta nella sua vita Giulia si fosse trovata a trasgredire le regole.

Pensava sua figlia fosse a divertirsi, che non si fosse accorta che il telefono si era scaricato.

Pensava che sua figlia fosse felice.

E invece mentre era in casa a fare questi pensieri, a svegliarsi all’improvviso a tarda notte per andare a prendere il suo terzo figlio uscito da una discoteca, Giulia, la sua Giulia, stava morendo.

Gino condivide con tutti noi il suo grandissimo dolore, il dolore di un padre a cui è stata strappata la figlia impunemente.

Gino ci dice che prima della morte di Giulia, il femminicidio era una realtà, grave, ma lontana dalla sua vita.Non ne sentiva la minaccia. Non pensava potesse mai accadere a lui una cosa del genere.

Giulia e tutte le altre donne devono essere raccontate. Nelle famiglie, nelle scuole, nelle piazze. La società, tutta, deve essere sensibilizzata affinché nessuno dimentichi.

L’educazione affettiva dovrebbe diventare una materia studiata nelle scuole di qualsiasi grado.

La società è ancora troppo girata di spalle, come l’intera magistratura.

Inasprimento delle pene e sensibilizzazione.

Giulia è nostra figlia, è una di noi.

Giulia amava tanto disegnare.

Recensione di Beatrice Berardi

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