ALLA CORTE DI MIO PADRE, di Isaac Bashevis Singer (Adelphi – ottobre 2024)

Isaac Singer è stato un ebreo polacco di lingua jiddsh, nato nel 1904 è morto nel 1991, in questo scritto, attraverso una serie di racconti autobiografici, tutti collegati tra loro, racconta la storia della sua famiglia e della corte rabbinica gestita dal padre in quartiere povero di Varsavia, la corte rabbinica era in realtà una via di mezzo tra un luogo di studio, di preghiera e un tribunale religioso a cui gli abitanti della via ricorrevano per dirimere litigi, sciogliere matrimoni, ma anche solo per ricevere un consiglio, un conforto, per sfogarsi…il piccolo Isaac era quasi sempre presente, quando non origliava, e ascoltava le storie spesso intricate o paurose o divertenti che venivano discusse con il padre chiamato spesso a esprimere il suo giudizio basato sulla legge di Dio, perché il punto fondamentale è che non può esistere una giustizia senza religiosità e che la migliore sentenza è quella che viene accettata con fiducia nel potere della religione. Isaac assorbiva le parole del padre, lo ascoltava declamare versetti delle sacre scritture, fare da paciere, da confidente a coloro che ricorrevano fiduciosi al suo giudizio, fruttando la profonda conoscenza della Bibbia e del Talmud.
Isaac ammirava la capacità del padre di destreggiarsi e di gestire i litigi con grande osservanza della legge ma anche con grande umanità. Oltre che assistere il padre nella gestione della casa rabbinica, il giovane Isaac frequentava la scuola talmudica, perché secondo la cultura ebraica la religiosità non è mai distinta dallo studio dei testi sacri.
Indubbiamente Singer ha una grandissima capacità di affabulazione, di descrizione ma soprattutto di penetrare l’animo umano cogliendone le infinite sfaccettature.
Recensione di Patrizia Franchina


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