VITE CHE NON SONO LA MIA Emmanuel Carrère

VITE CHE NON SONO LA MIA, di Emmanuel Carrère

Una decina di anni fa lessi Limonov: non mi piacque, lo regalai alla mia amica con la convinzione che Carrère non parlasse al mio cuore.

Tuttavia gli diedi altre possibilità, come farò con Roth, lessi altri libri autobiografici e cambiai idea: come Romana Petri, se Carrère scrive anche di sé, i suoi romanzi assumono valori profondi, linguaggi intimi ed intensi, trascinano il lettore dentro un mondo condiviso.

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La storia è una storia vera e come tale è semplice e nello stesso tempo terribile: nel 2004, l’autore è in vacanza con la famiglia nello Sri Lanka, lo tsunami devasta le coste del Pacifico, muore anche la piccola Juliette, la figlia di quattro anni di una coppia di amici fatta sparire in un lampo dall’onda malvagia. La prima parte del libro racconta nei dettagli il grande lutto di quella terra e di quelle persone a cui il mare ha portato via tutto, anche la speranza; il racconto riporta fatti e riflessioni, avvenimenti e letture, interpretazioni.

 

Al ritorno in Francia, pochi mesi dopo, l’autore e la sua compagna sono chiamati ad affrontare un nuovo lutto: Juliette, (anche lei) la sorella della compagna è di nuovo malata di cancro che già da ragazza l’aveva colpita rendendola zoppa (e qui la copertina è una magia di bellezza!). Ha trentatré anni, un marito che ama, tre figlie piccole, è giudice schierato dalla parte dei più deboli, e sta morendo.

Juliette ha un amico intimo che ha toccato solo una volta: gli ha dato la mano quando l’ha conosciuto: Etienne, anche lui passato attraverso l’esperienza della malattia, lui la terrà per mano solo per pochi attimi sul letto di morte.

Carrère come testimone imparziale e attento si fa carico di queste esistenze: le ascolta, le guarda, le intervista, approfondisce, scruta, analizza e racconta con rara maestria ciò che ci fa più paura.

 

Ci fa ritrovare nelle vite degli altri la nostra esistenza.

Raramente succede che la lettura di un libro cambi la nostra vita: questa è una di quelle volte.

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