Vince il Premio Strega Europeo 2026 Leila Guerriero con LA CHIAMATA Storia di una donna argentina

Vince il Premio Strega Europeo 2026 Leila Guerriero con LA CHIAMATA Storia di una donna argentina

 

 

LA CHIAMATA. Storia di una donna argentina, di Leila Guerriero  (Sur – aprile 2025)

Una lettura imperdibile

Non sono nuova alle letture inerenti le dittature del Sud America e la tragedia dei 𝑑𝑒𝑠𝑎𝑝𝑎𝑟𝑒𝑐𝑖𝑑𝑜𝑠 ma, questa volta, sono rimasta spiazzata. L’approccio di Guerriero, pur ricalcando chiaramente le dinamiche narrative del 𝑛𝑒𝑤 𝑗𝑜𝑢𝑟𝑛𝑎𝑙𝑖𝑠𝑚, riesce a essere comunque innovativo, fresco, dinamico e micidiale come la lama di un bisturi.

Micidiale. Sì, avete letto bene.

Perché Guerriero non usa pietismi, né tantomeno si presta a una visione edulcorata della guerriglia antimilitarista. La storia di Silvia Labayru, ex montonera, rapita e rinchiusa per un anno e mezzo nella ESMA (Escuela de Mecánica de la Armada), delirante campo di prigionia tra i più atroci del regime di Videla in Argentina (1976 – 1984), è una storia a 360 gradi che non lascia nulla al non detto, al caso, al silenzio; è la storia di una donna intelligente e bellissima, con un carattere fortemente manipolatorio, a tratti crudele; è la storia di una donna che partorisce in reclusione, che viene violentata più volte, che nonostante tutto riesce a tornare libera e, per questo, verrà ostracizzata dai suoi stessi compagni e, addirittura, dalle madri e dalle nonne di Plaza de Mayo. Perché chi muore è eroe, chi sopravvive ha tradito.

Guerriero procede nella costruzione magnetica del suo racconto come se Silvia Labayru fosse una casa, una casa ricolma di tappeti e mobili sotto ai quali è stata nascosta molta polvere. Ed è di questa polvere che si parla: delle relazioni, degli amori, dei litigi, delle ideologie, dei contrasti, delle oscurità dell’animo umano, della capacità di rifarsi una vita, dei traumi da esorcizzare, della rabbia da disseppellire.

E di questa polvere tutt* sono testimon*: amic* e nemic* di Silvia, parenti di Silvia, amanti di Silvia, figli di Silvia, ex compagn* di Silvia… Un’accostamento di voci che non risulta mai cacofonico, ma si trasforma nella melodia di un’esistenza, nel canto di un Paese dilaniato.

Un libro micidiale, sì, ma magnifico. E di cui si potrebbe parlare ore.

“𝘗𝘰𝘪, 𝘱𝘦𝘳 𝘶𝘯 𝘤𝘦𝘳𝘵𝘰 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰, 𝘤𝘪 𝘥𝘦𝘥𝘪𝘤𝘩𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘢 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘴𝘵𝘳𝘶𝘪𝘳𝘦 𝘭𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘴𝘶𝘤𝘤𝘦𝘴𝘴𝘦, 𝘦 𝘭𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘦𝘳𝘢𝘯𝘰 𝘥𝘰𝘷𝘶𝘵𝘦 𝘴𝘶𝘤𝘤𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́ 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘴𝘶𝘤𝘤𝘦𝘥𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘰, 𝘦 𝘭𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘴𝘶𝘤𝘤𝘦𝘴𝘴𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́ 𝘴𝘶𝘤𝘤𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘰 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘦. 𝘈𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘪𝘯𝘦, 𝘢𝘭 𝘮𝘰𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘦, 𝘮𝘪 𝘥𝘰𝘮𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘴𝘪 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘢 𝘭𝘦𝘪 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘭’𝘦𝘤𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘷𝘦𝘳𝘴𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘪 𝘴𝘱𝘦𝘨𝘯𝘦. 𝘔𝘪 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘰 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘮𝘰𝘥𝘰: ‘𝘊’𝘦̀ 𝘪𝘭 𝘨𝘢𝘵𝘵𝘰, 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘢𝘳𝘳𝘪𝘷𝘦𝘳𝘢̀ 𝘏𝘶𝘨𝘰’. 𝘖𝘨𝘯𝘪 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘷𝘦𝘥𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘦𝘮𝘣𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘴𝘰𝘭𝘢𝘵𝘢 𝘮𝘢 𝘱𝘪𝘦𝘯𝘢 𝘥𝘪 𝘥𝘦𝘵𝘦𝘳𝘮𝘪𝘯𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦: ‘𝘋𝘦𝘷𝘰 𝘧𝘢𝘳𝘭𝘰, 𝘦 𝘭𝘰 𝘧𝘢𝘳𝘰̀ 𝘤𝘰𝘯 𝘵𝘦’. 𝘕𝘰𝘯 𝘨𝘭𝘪𝘦𝘯𝘦 𝘤𝘩𝘪𝘦𝘥𝘰 𝘮𝘢𝘪 𝘪𝘭 𝘮𝘰𝘵𝘪𝘷𝘰.”

Recensione di Martina Sacchi

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