IO NON CI VOLEVO VENIRE, di Roberto Alajmo (Sellerio)
È con questo libro che Roberto Alajmo ci fa fare la conoscenza con Giovanni Di Dio, detto Giovà, un uomo di mezza età, un pusillanime, che vorrebbe passare il più possibile inosservato- il secondo romanzo ci spiega molto bene che vorrebbe in certe situazioni fare come l’opossum cioè fingersi morto-; vive ancora in famiglia, con la madre, la sorella e la zia, in una specie di bambagia che ogni tanto però svanisce e lo mette di fronte alla necessità di affrontare in qualche modo, sperando di cavarsela con poco danno, il mondo là fuori. Giovà vive in Sicilia, a Partanna, vicino a Palermo, una borgata dove il bello ed il cattivo tempo lo fa lo Zzu, lo zio, una specie di boss mafioso, a cui Giovà deve la sua assunzione in una ditta di vigilanza.
E così ad un certo punto a mettere in crisi il solito tran tran della vita di Giovà è la richiesta che lo Zzu gli fa di indagare con discrezione sulla scomparsa di una giovane del paese, Agostina Giordano. Questo incarico mette in grande ambascia il nostro protagonista ma anche la sua famiglia, che teme i danni che l’uomo può causare non essendo proprio un fulmine di intelligenza.
Si assiste così ad una serie di scenette molto divertenti in cui Giovà, che non sa bene come comportarsi, riesce a fare un grande casino, perché viene a conoscenza di cose che sarebbe meglio non sapere: un investigatore che vorrebbe non trovare niente e fa di tutto per non accorgersi di quello che suo malgrado gli cade proprio addosso, anche se lui fa di tutto per scansarlo. Insomma una parodia abbastanza surreale, che ci strappa vari sorrisi, anche se decisamente amari, perché ci mostra un mondo di violenza e di inganni in cui anche gli animi più sempliciotti riescono ad essere in difficoltà.
Recensione di Ale Fortebraccio



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