IL PADRE INFEDELE, di Antonio Scurati (Bompiani)
Mi dispiace finire l’anno con un libro che non mi ha convinto. E soprattutto mi dispiace che si tratti di un libro di Scurati, che in genere apprezzo molto (in particolare, se non l’avete letto, “Il tempo migliore della nostra vita” è davvero ottimo, originale, profondo e scritto benissimo).
Invece Il padre infedele non mi ha proprio preso; la storia di quest’uomo, nato alla fine degli anni sessanta, che in un momento di crisi matrimoniale e lavorativa prova ad analizzare il suo essere imprenditore, marito e soprattutto padre, alla luce della società in cui vive e degli eventi che l’hanno segnata, mi ha un po’ deluso.
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Ho l’età del protagonista, conosco il contesto storico di cui parla, condivido in pieno anche le riflessioni sulla nostra generazione (figlia del benessere e del boom economico degli anni ’70, a cui è stato fatto credere che fosse tutto a portata di mano, una crescita illimitata e vertiginosa, e che invece si è dovuta dolorosamente ridimensionare, rimanendo stordita e “disunita”).
Forse proprio per questo il libro mi è sembrato un’analisi sociologica solo accennata, travestita senza convinzione da romanzo.
Insomma né carne né pesce, peccato!
Oltretutto una copertina orrenda: perché mai una donna dovrebbe sedere in poltrona guardando dalla finestra indossando solo un paio di décolleté nere?
Ho tre giorni per rimediare, vediamo se riesco ancora a chiudere in bellezza il 2021!
Recensione di Elena Gerla
IL PADRE INFEDELE, di Antonio Scurati

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