IL LIBRO BIANCO Han Kang

IL LIBRO BIANCO, di Han Kang (Adelphi – novembre 2025)

Anch’io, forse, ho spalancato gli occhi nell’oscurità, verso una voce indecifrabile colma di dolore e d’amore, verso una luce lattiginosa e il calore di un corpo.

Comincio l’anno con una autrice che ho conosciuto per via dell’assegnazione del Nobel del 2024. Un libro che mi ha attratto per la copertina, per il suo candore, per la sua essenzialità. Candore ed essenzialità le ho trovate anche tra le pagine ed ho trovato anche molto altro.  Il libro bianco è un libro piccolo solo nella forma. In realtà pesa, come pesano le cose che non hanno mai avuto il tempo di diventare ricordo. La struttura del libro, gli argomenti scelti, questo viaggio nel bianco accoglie anche un buio profondo, intimo, personale.  Han Kang, penna delicatissima e profonda, scrive per il bianco, con il bianco, cercando il bianco ma per arrivarci attraversa un tunnel nero: il lutto, la perdita, ciò che non è stato e continua a chiedere spazio.

C’è una frase durissima e molto dolorosa nel libro che taglia e che sanguina: io esisto perché lei è morta.

All’improvviso il lettore è immerso in un bianco silenzio in cui ogni parola merita di essere immersa e taciuta.

Ogni parola è sottratta, ogni immagine è essenziale e proprio per questo colpisce. Il bianco non consola, non assolve: cura. È una pomata stesa su una ferita antica, un gesto lento di resistenza contro l’oblio.

Pensiamo al bianco: le onde che si infrangono, i denti, il sale, i fiori, le ossa, il latte materno, le candele, la brina, la neve… bianco ovunque.

 Pagina dopo pagina ho sentito emergere tutto il bianco che porto dentro, quello che nasce solo dopo aver guardato a lungo il buio.

È un libro da tenere vicino, da imparare a memoria come una preghiera laica. Perché insegna che anche ciò che è scomparso può continuare ad abitare il mondo, se qualcuno trova il coraggio di nominarlo.

Un libro che consiglio caldamente.

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