IL DUBBIO, di Matsumoto Seichō (Adelphi – settembre 2026)

Matsumoto Seichō viene spesso definito il “Simenon nipponico”, un accostamento comprensibile ma, a mio avviso, limitante. Se è vero che entrambi condividono l’attenzione per la psicologia dei personaggi e per le zone d’ombra dell’animo umano, Seichō possiede una voce autonoma, personale, che sento persino più vicina a quella di André Héléna: uno sguardo lucido, disincantato e profondamente interessato alle ingiustizie che nascono all’interno della società prima ancora che nei tribunali.
Il dubbio è un romanzo dalla scrittura delicata e sorprendentemente fluida. La narrazione procede con naturalezza, senza inutili artifici, e coinvolge il lettore grazie a uno stile limpido che accompagna ogni sviluppo della storia con apparente semplicità. È una di quelle opere che si leggono con facilità ma che continuano a lavorare nella mente ben oltre l’ultima pagina.
La vicenda sembra inizialmente lineare. Una donna affascinante e intelligente, ex entraîneuse, abituata a frequentare uomini facoltosi e al tempo stesso segnati da una propria fragilità, appare la colpevole ideale. L’ultimo amante muore dopo aver sottoscritto polizze assicurative a suo favore e tutti gli indizi sembrano convergere verso di lei. Ma Matsumoto Seichō è troppo raffinato per fermarsi alle apparenze.
Dietro la trama poliziesca si cela infatti una riflessione molto più ampia e attuale: la tendenza dell’essere umano a giudicare in base ai pregiudizi, alle voci, al sentito dire. La colpevolezza, nel romanzo, sembra spesso nascere prima nelle coscienze degli osservatori che dall’accertamento dei fatti. La protagonista diventa così il bersaglio perfetto di un meccanismo che trasforma sospetti e stereotipi in verità condivise.
È proprio questo il nucleo più interessante dell’opera. Seichō non si limita a costruire un efficace enigma investigativo, ma denuncia con elegante sottigliezza i limiti di una giustizia influenzata dall’apparenza e dai preconcetti. Il dubbio del titolo non riguarda soltanto l’indagine, ma investe il lettore stesso, chiamato continuamente a interrogare le proprie certezze.
Un romanzo breve ma intenso, che conferma la straordinaria capacità di Matsumoto Seichō di utilizzare il poliziesco come strumento per indagare la società e le sue contraddizioni. Un autore che merita di essere letto per ciò che è: non semplicemente il “Simenon giapponese”, ma uno scrittore unico, capace di raccontare con grazia e profondità quanto sia facile sbagliare quando si giudica una persona dalle apparenze.
Recensione di Paolo Pizzimenti


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