CASA TRELAWNEY Hannah Rothschild

CASA TRELAWNEY, di Hannah Rothschild (Neri Pozza – settembre 2021)

 

Dal comandare al servire e intrattenere. Mi piacciono le storie di famiglie nobili decadute inglesi, soprattutto se bizzarre, e in parte questa famiglia ha corrisposto ai miei gusti.

I conti Trelawney abitano in Cornovaglia da ottocento anni in un castello composto da quattro ali, in un’accozzaglia di stili molto diverso tra loro, e ora ormai ridotto ad un rudere sporco e pericolante: svuotato di dipinti e mobili di qualunque valore, ha molte stanze ricoperte dalle erbacce, la sporcizia regna dappertutto, i soffitti sono parzialmente crollati e ogni tanto grosso pezzi di intonaco si staccano a tradimento.

In questo scenario di decadenza si muove la dimessa e sottomessa Jane, nuora del ventiquattresimo conte di Trelawney, che si affanna per cercare di occuparsi della casa al posto degli ottanta domestici, ormai licenziati da tempo, mentre il marito Kitto, una volta bello e affascinante, perde il suo tempo a far finta di saper far affari nella City con speculazioni azzardate. Più interessanti perché più bizzarri i loro parenti, in particolare la prozia Tuffy, che si occupa solo di studiare topi e pulci e vive insolita nello studio e la gelida madre di Kitto, Clarissa, che ha vissuto una vita fatta solo di buone maniere e apparenze, che si spingono a tal punto da negare al marito e a lei stessa la estrema decadenza e povertà della famiglia, che non ha più combustile e nessun servitore per apparecchiare la cena.

Ci sono poi il solito zio gay raffinato e la sorella di Kitto, Blaze, che ha profetiche capacità di valutare l’andamento dei mercati finanziari ma non riesce a sfruttarla e finisce per essere coinvolta in una storia d’amore che è forse il punto debole di tutta la vicenda, perché troppo prevedibile con il tira e molla dei personaggi coinvolti.

La tranquilla decadenza della famiglia viene interrotta dal crollo dei mercati finanziari del 2009, che rovina del tutto il conte, provoca la morte del padre e porta ad un’insolita alleanza tra donne, cioè Blaze, a cui è stata affidata la custodia del castello da cui era stata cacciata vent’anni prima e sembra la migliore di tutti, tolte le scene sentimentali, e Jane, che continua a far sempre la cosa giusta ma diventa col tempo molto più sicura. Le donne della famiglia sono decisamente migliori degli uomini ( sai che novità). Insieme le due donne trasformano il castello in un’attrazione per turisti, consapevoli che il tempo di comandare e punire sia finito per loro e le loro speranze di sopravvivere siano ormai legate al servire e intrattenere i discendenti di chi una volta serviva loro, arte in cui Clarissa si mostra a sorpresa abilissima. Intanto a salvare la nobiltà dalle giuste ire del popolo furente che ha perso i risparmi e le pensioni con investimenti ad alto rischio in società degli ex padroni ci pensa la pensata geniale della principessa Amelia, che spinge i villici a prendersela con Bruxelles e gli immigrati, invece che coi responsabili, quasi in stile Brexit ex post.

Non manca un cattivo un po’ stereotipato a movimentare la situazione.

Nell’insieme il romanzo è divertente e irriverente, i dialoghi in alcuni punti molto arguti ma mi aspettavo di più. Lo consiglio a chi piacciono le storie inglesi con sfumature irriverenti e rosa, da leggere in pochi giorni, con un minimo di riflessione e riso amaro sulle storture dei mercati finanziari e sugli eventi che porteranno alla Brexit.

Recensione di Eleonora Benassi

CASA TRELAWNEY Hannah Rothschild

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