BOOKER Prize 2022 – LE SETTE LUNE DI MAALI ALMEIDA Shehan Karunatilaka

BOOKER Prize 2022 – LE SETTE LUNE DI MAALI ALMEIDA, di Shehan Karunatilaka (Fazi)

Lo Sri Lanka è la lacrima dell’India, è una terra bellissima e tormentata da guerre ed attentati, che per essere capita non può prescindere da questo romanzo assurdo e geniale, totalmente folle e davvero meraviglioso. Shehan KARUNATILAKA, classe 75, vincitore del prestigioso Booker prize nel 2022, prova a raccontare le contraddizioni del suo paese, le sofferenze e le guerre, attraverso una storia che è, insieme, thriller, fantasy, storia di un amore proibito, magia ed altissima letteratura.

Maali almeida è un fotografo free lance, una” puttana”, come si definisce lui stesso, che accetta soldi anche da opposte fazioni, per fotografare le più grandi atrocità commesse nel suo paese, diventando così responsabile, con alcuni scatti proibiti, di un grande scandalo politico che potrebbe ribaltare decisioni e governo. Maali almeida è un viaggiatore, un giocatore d’ azzardo, un uomo innamorato che non smette di tradire la Persona che ama, che dice molte bugie. Ma che è morto. Ed è dall’aldila’, affrontando demoni e fantasmi che cercano risposte e giustizia, che tenterà di scoprire da chi è stato ucciso e perché. Ha solo sette lune di tempo, se vuole raggiungere la Luce, altrimenti sarà costretto a rimanere nel “mezzo” dove non c’è pace e non è possibile rinascere in una nuova vita.

Irriverente, scandaloso, ironico, irresistibile, divertente, profondamente umano, Maali cercherà il legame con il Mondo dei vivi, imparerà a volare nel vento e a sussurrare nei sogni, ci farà credere che esiste davvero questa connessione, che intorno abbiamo chi ci protegge,chi ci aspetta, chi si reincarna e rinasce dimenticando chi siamo.

“I fantasmi sono invisibili a coloro che respirano, proprio come la colpa, la gravità, l’elettricità e o pensieri. Migliaia di mani non percepite dirigono il corso di ogni esistenza. E coloro che vengono diretti lo chiamano Dio, o karma, o fortuna sfacciata, o con altri nomi imprecisati”.

Recensione di Roberta Santoni

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