Libri a confronto: LE VENTISETTE SVEGLIE – LE OTTANTA DOMANDE DI ATENA FERRARIS – Alice Basso

“LE VENTISETTE SVEGLIE” vs “LE OTTANTA DOMANDE DI ATENA FERRARIS”, di ALICE BASSO (Garzanti)

Qualche premessa è d’obbligo.

Innanzitutto il “vs” è improprio, trattandosi semplicemente dei primi due volumi del terzo ciclo di romanzi di Alice Basso, la quale si avvia imperterrita a continuare la serie e difficilmente si fermerà prima di un nuovo quinto libro (forse) conclusivo.

A quanto pare la brillante scrittrice milano-torinese ha un seguito quasi esclusivamente femminile. Penso di essere uno dei pochi maschietti (spero non l’unico…) che abbiano letto tutti e dodici i suoi romanzi. È vero che i tre I cicli hanno sempre come protagonista una donna, ma non mi sembra un buon motivo per cui ci debbano essere quasi solo lettrici di questa autrice così pimpante, nonché tecnicamente preparata. Ma il sesso dei lettori è come quello degli angeli: inutile discuterne.

Uno stile scorrevole e divertente è infatti, a mio avviso, unito a una intelligenza narrativa non comune, una qualità che pone immediatamente un libro su un livello di tutto rispetto. Se poi ci aggiungiamo delle storie “gialle” deliziosamente “cozy”, come si dice oggi dei gialli privi di toni cupi ed efferati, la garanzia di avere tra le mani un libro ben scritto, interessante e divertente c’è di sicuro.

E poi ci sono anche stavolta, qua e là, giochi enigmistici divertenti, ben costruiti e abbastanza facili da risolvere (ma confesso che l’anagramma del capitolo 35 mi ha fregato; è vero che era tardi e avevo sonno, ma lo dico solo per salvare la faccia…).

Come “punctum dolens”, tale addirittura da giustificare il “vs” dell’intestazione, c’è però il fatto che questa seconda storia dell’enigmista detective Atena Ferraris e dei suoi variegati parenti e amici segna un po’ il passo rispetto al libro precedente. Lì l’autismo (?) della protagonista era un colpo di scena avvincente e tale da giustificare anche la lunga postfazione finale. Qui la sindrome, pur presentata ed elaborata ampiamente (forse troppo) come problematica, diventa un elemento ripetitivo e, alla lunga, noiosetto (la postazione in questo secondo volume è decisamente eccessiva).

Inoltre stavolta la soluzione del “caso” è particolarmente prevedibile. Da una fan di Agatha Christie non me lo sarei aspettato!

Comunque, in conclusione, pur come solitario esponente maschile del “bassianesimo”, resto molto affezionato ai libri di Alice e continuerò a leggerli; e a consigliarli… alle amiche.

Di Pasquale Vergara

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